La Croazia sorride, Rebic no: Milan, è stata la scelta giusta per l’attacco?

La Croazia sorride, Rebic no: Milan, è stata la scelta giusta per l’attacco?

Mille interrogativi intorno la figura di Ante Rebic, classe 1993, che ieri con la sua Nazionale si è qualificato per i Campionati Europei 2020: il punto

di Daniele Triolo, @danieletriolo

CALCIOMERCATO MILAN – Ieri sera, a Rijeka, la Croazia di Zlatko Dalic ha superato, in rimonta, per 3-1 la Slovacchia. Dopo l’iniziale vantaggio ospite, firmato da Robert Bozenik nel primo tempo, i padroni di casa, nella ripresa, hanno ribaltato l’esito dell’incontro con le reti di Nikola Vlasic, Bruno Petkovic e Ivan Perisic.

È partito titolare, schierato da esterno destro offensivo nel 4-3-3 della Croazia, anche il milanista Ante Rebic, classe 1993, punto fermo della selezione vice Campione del Mondo a Francia 2018. Prestazione, va detto, da dimenticare per Rebic, che non si è praticamente mai visto, eccezion fatta per una conclusione, totalmente sballata, poco prima di cedere il posto, al 54’, a Josip Brekalo, tra l’altro entrato in gara subito e nel vivo del gioco.

Fuori Rebic, la Croazia ha rimontato e vinto il match, staccando, quindi, ufficialmente il pass per i Campionati Europei 2020 da prima del Gruppo E. Un caso? Probabilmente no, giacché l’ingresso in campo di Brekalo, seguito sul mercato anche dal Milan, ha dato ai croati quella scossa offensiva che, con il numero 18 rossonero sul terreno di gioco, non si era verificata. Momento nero, quindi, per Rebic, per il quale la Nazionale è sempre stata un rifugio, ed un’occasione di sicuro rendimento, anche quando le cose nel club di appartenenza non vanno nel verso giusto.

Invece la prestazione di ieri è stata piuttosto sintomatica del periodo che Rebic sta vivendo anche con il Milan: da quando è arrivato in rossonero, 1° settembre scorso, prelevato in prestito biennale dall’Eintracht Francoforte, compagine della Bundesliga tedesca alla quale, in cambio, è andato con la medesima formula il portoghese André Silva, Rebic ha collezionato appena 6 presenze totali, per la miseria di soli 132’ sul terreno di gioco. Di gol, neanche l’ombra; di assist, neanche a parlarne. In compenso, è riuscito a fare inviperire sia Marco Giampaolo sia Stefano Pioli per l’atteggiamento mentale con cui entra in campo a gara in corso.

Gli ultimi guizzi stagionali di Rebic risalgono alla tripletta rifilata, l’11 agosto scorso, al Waldhof Mannheim, squadra di 3. Liga tedesca, in Coppa di Germania. Poi, nient’altro. Vero, finora in maglia rossonera Rebic non è mai partito dall’inizio, non ha mai avuto la possibilità di disputare qualche partita consecutiva, e, fatto salvo per i 45’ disputati al ‘Bentegodi‘ di Verona a settembre e i 54’ contro la Lazio all’inizio del mese, il minutaggio sul terreno di gioco è stato troppo scarso per poter incidere.

Ma è altrettanto vero che da un calciatore arrivato al Milan per convincere, e per far dimenticare l’obiettivo fallito, Ángel Correa, ci si aspetta decisamente di più. Il Milan, nel frattempo, comincia ad interrogarsi: Rebic è stata la scelta giusta per l’attacco? Il mese di gennaio si avvicina, il calciomercato invernale è alle porte e non è detto che il croato, alla fine, resti nella fila del Diavolo. C’è un gentlemen agreement, con l’Eintracht Francoforte, per rivalutare la situazione di Rebic e Silva nell’estate 2020, ma per l’ex Fiorentina e Verona ciò potrebbe avvenire prima.

Se da qui a fine dicembre Rebic non inciderà le strade potrebbero separarsi. Starà a lui, quindi, mettersi di impegno per convincere Pioli a farlo scendere in campo con maggiore continuità e ad offrire, sul campo, ben più di quanto fatto vedere finora in rossonero.

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