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PM – Gattuso: “Non penso al mio culo, voglio risolvere la situazione. Persa identità”

Gennaro Gattuso
Gennaro Gattuso, allenatore del Milan, ha parlato in conferenza stampa al termine del ko di San Siro con il Betis Siviglia: le parole del tecnico rossonero

Luca Fazzini

Dal nostro inviato a San Siro, Luca Fazzini

Al termine della sconfitta contro il Betis Siviglia, Rino Gattuso si è presentato in conferenza stampa: "Non fa male la sconfitta, ma la prestazione e il modo in cui abbiamo tenuto il campo. Per un allenatore è difficile, con questa maglia e in uno stadio così non possiamo fare queste prestazioni. In questo momento - non è una scusante - ciò che mi lascia più preoccupato sono la fragilità e la mentalità. Non è una questione di modulo. Vedo una squadra impaurita, fragile. Le certezze che avevamo fino a 25 giorni fa sono scomparse. Dobbiamo capire qual è il nostro problema, il motivo per cui si sia spenta la luce. A livello tecnico, tattico e mentale siamo stati molto in difficoltà. Non possiamo dire che il Betis ci ha sorpreso, lo sapevamo che potevano metterci in difficoltà. Sono il primo responsabile, abbiamo fatto tutti una figuraccia".

Sulla panchina: "Non penso alla panchina e al mio culo, se mi viene data la possibilità penso a come risolvere questa situazione. Il primo responsabile sono io, sono legato ai risultati. Dopo una prestazione così dobbiamo metterci la faccia e assumerci le responsabilità. Qualsiasi cosa succederà non ci sarà nessun problema".

Se è un blocco psicologico: "Oggi sembrava una giostra, abbiamo cambiato un paio di volte modulo. Non è una questione di modulo, faccio fatica a pensare. Abbiamo perso la nostra identità, facciamo fatica ad uscire dal basso. Non vedo movimento delle mezzali, siamo sempre piatti. Abbiamo fatto fatica, è una prestazione che mi lascia perplesso. C'è tanta delusione, io e il mio staff siamo responsabili perchè prepariamo le partite. Secondo me non ci siamo fatti capire abbastanza".

Su Higuain: "Non sta attraversando il suo momento di forma migliore, ma è parte dell'involuzione della squadra, sta pagando anche lui. Ultimamente non arrivano tantissimi palloni, bisogna metterlo in condizione di lavorare negli ultimi sedici metri".

Su Cutrone e l'animo della squadra: "Unico lottatore? Non mi dà fastidio, si tocca con mano che siamo in difficoltà. Castillejo dopo il gol sembrava un altro giocatore, Laxalt dopo il 2-1 sembrava essersi liberato dalla paura. Il nostro è un problema mentale, pensiamo troppo al compitino e a quello che può succedere. Quando vuoi fare il compitino, ne escono prestazioni così. C'è paura di sbagliare e di prendersi le responsabilità. Tante volte ci dimentichiamo che la testa è una cosa importante. Non è una questione fisica, lo dicono i numeri. Prima della partita ho fatto i complimenti ai ragazzi per l'aria che si respira dentro lo spogliatoio, è diversissima dall'atmosfera fuori dai cancelli di Milanello. Fuori c'è tensione, si parla tutti i giorni di me. Gli ho fatto i complimenti per la professionalità e la passione che ci mettono. Vedendo la partita di oggi, è tutto da buttar via, ma l'ambiente ha voglia di far bene. Mi viene difficile trovare spiegazioni, ma dobbiamo tenere meglio il campo. Così non si va da nessuna parte. Sono deluso e arrabbiato da me stesso".

Su chi deve aver maggior responsabilità: "Quando si preparano le partite, si fa fatica a prendere gli avversari in un certo modo o a sviluppare come abbiamo preparato. Mi devo fare delle domande e prendere delle responsabilità, alleno un grande club. Devo essere bravo a capire chi è pronto fare certi tipi di partite e ha la mentalità giusta. Quando non funziona tutto il collettivo, la responsabilità è dell'allenatore".

Lo stato d'animo: "Così non si va da nessuna parte. Sono deluso e arrabbiato da me stesso".

Da dove ripartire: "Devo essere bravo a capire chi è pronto fare certi tipi di partite e ha la mentalità giusta"

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