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Milan, l’ombra di Paulo Sousa spaventa Montella. Alla scoperta del portoghese

Redazione

Scopriamo chi è Paulo Sousa, l’indiziato numero uno come eventuale sostituto di Vincenzo Montella, qualora questi non venisse confermato sulla panchina rossonera.
00:12 min

di Massimo Iurino

Sousa inizia la propria carriera da allenatore nel 2008 con una breve esperienza (5 partite) come vice selezionatore del Portogallo, guidato da Carlos Queiroz.

Nello stesso anno, a sei anni dalla sua ultima partita ufficiale da giocatore, inizia la sua avventura come primo allenatore, grazie a Flavio Briatore che lo chiama per guidare il Queens Park Rangers, team della seconda divisione inglese che Briatore stesso e Bernie Ecclestone (proprietari del club) vogliono riportare nel calcio che conta.

Le difficoltà emergono subito: sia per le forti ingerenze di Briatore, sia per il fatto di avere un organico non impostato da lui (ricordiamo che Sousa subentrò a stagione iniziata), la squadra non gira secondo le aspettative della società e la sua avventura londinese dura meno di 5 mesi.

Nella stagione successiva firma con lo Swansea dove ottiene un settimo posto, fallendo l’accesso ai play-off per un solo punto. Sousa viene accusato di eccessivo difensivismo: nonostante il record di 24 partite con la porta inviolata, gli viene rimproverato di avere una media realizzativa troppo bassa (40 gol in 46 partite), fattore che in Inghilterra non viene visto di buon occhio. A dispetto, quindi, di un contratto triennale, il portoghese rescinde consensualmente il rapporto dopo appena una stagione.

Convintosi di avere un’opportunità di crescita professionale, si cimenta alla guida di un’altra squadra londinese di seconda divisione: il Leicester. I fatti però dimostrano il contrario e, dopo solo nove partite, viene allontanato per scarsi risultati: ultimo in classifica, con soli 5 punti ed una vittoria all’attivo. Sousa si rende conto, a questo punto, che la realtà britannica, con la sua velocità e fisicità, non è consona al suo modo di concepire il calcio e decide di cercare maggiore fortuna all’estero. Firma, quindi, con il Videoton, club campione di Ungheria, dove vince 1 Coppa di Lega e 2 Supercoppe.

Dopo due campionati con il club ungherese annuncia le proprie dimissioni per motivi familiari.

Nel 2013 arriva al Maccabi Tel Aviv, dove vince il Campionato ma lascia la società israeliana già la stagione successiva ed approda al Basilea, dove riesce subito a vincere il campionato svizzero, dando 12 punti di distacco alla seconda classificata ed addirittura 25 alla terza: alla fine per lui saranno 24 vittorie, 6 pareggi e 6 sconfitte, con il miglior attacco e la miglior difesa del torneo.

Nel 2015 torna in Italia (dopo l’esperienza da calciatore nella Juventus) sulla panchina della Fiorentina. Luci ed ombre caratterizzeranno la sua esperienza in viola.

Comincia la sua prima stagione con sei vittorie nelle prime sette giornate, stabilendo un record nella storia della Fiorentina. Sousa ha anche il merito di riportare la squadra in testa alla Serie A dopo ben 16 anni. A questa fase iniziale estremamente positiva, segue però una seconda parte di stagione in flessione, chiudendo al 5° posto. La seconda stagione lo vede piazzarsi all’ottavo posto, fallendo così la qualificazione alle coppe europee, non guadagnandosi la conferma per la corrente stagione.

Il suo modulo preferito è il 4-3-3. Viene spesso paragonato a Vincenzo Montella, ma, rispetto all’allenatore campano, al possesso palla esasperato preferisce attesa e pressing alto, per colpire con ripartenze fulminee. In allenamento predilige anche lui, come l’attuale mister rossonero, la parte tecnica rispetto a quella fisica.

Sousa ritroverebbe al Milan Nicola Kalinic, l’attaccante croato voluto fortemente alla Fiorentina ed allenato per due stagioni. A dimostrazione del grande rapporto instaurato tra i due, Kalinic salutò il mister in partenza dalla viola con una foto su Instagram accompagnata dal seguente messaggio: “Mr Sousa, è stato un onore lavorare con Lei per gli ultimi due anni. Non ci sono parole adatte per rendere la gratitudine per tutto quello che mi ha insegnato sul calcio ma anche della vita in generale”. Ricordiamo che il croato, nella prima stagione in viola, ha realizzato 13 gol (12 in campionato ed 1 in Europa League) e, nella stagione successiva, 20 gol (15 in Serie A e 5 in Europa League), per cui sarebbe probabilmente il più felice nel caso di un cambio di panchina rossonera.

 

 

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