Nocerino: “Grato al Milan. Ibrahimovic? Se non hai carattere ti affossa”

Nocerino: “Grato al Milan. Ibrahimovic? Se non hai carattere ti affossa”

Antonio Nocerino, ex centrocampista del Milan, ha parlato della sua carriera: dal Palermo al Benevento, passando per il Diavolo e per il rapporto con Ibra

di Daniele Triolo, @danieletriolo

ULTIME MILANAntonio Nocerino, classe 1985, ex centrocampista del Milan (96 presenze e 13 gol dall’agosto 2011 al dicembre 2013), è stato intervistato in esclusiva da ‘gianlucadimarzio.com‘. Queste le dichiarazioni di Nocerino:

Sulla sua decisione di tornare a vivere in Florida“Quando il mio contratto con l’Orlando è scaduto, con mia moglie abbiamo deciso di continuare qui la nostra vita. Al di là delle tante opportunità che questa terra può offrire ai nostri figli, da queste parti sembra tutto più semplice, tranquillo. E questo secondo me può fare la differenza per i miei bambini. L’importante, però, è non perdere di vista la realtà. Quando vivi in un posto del genere, rischi di non renderti più conto di cosa accade intorno a te. E questo non deve succedere”.

Sulla sua breve esperienza in Serie B, al Benevento“Quel che è successo quest’anno non mi condiziona, posso stare in campo per almeno altri due anni. In estate avevo voglia di tornare in Italia, il progetto del Benevento mi sembrava l’ideale per me e mi sono subito calato nel lavoro con entusiasmo. Non vedevo l’ora di mettermi in gioco. Peccato che poi, per una serie di dinamiche che si sono venute a creare, ho sentito l’esigenza di lasciare i giallorossi”.

Sul suo attuale stato di forma“Seguo un programma di preparazione per tenermi in forma, la testa mi dice di non smettere di giocare. Non mi importa quanti soldi mi offriranno o il campionato in cui mi sarà proposto di giocare: se a trattare con me si siederanno uomini prima che imprenditori, qualsiasi progetto potrebbe convincermi”.

Sul ‘suo’ Palermo, ricco di grandi giocatori“Un aggettivo per quella formazione? Non saprei… eravamo imbarazzanti. Noi forti quanto l’Atalanta di oggi? No, non c’è paragone. Il campionato che si giocava a quei tempi era molto più difficile. L’Inter aveva appena vinto la Champions, il Milan aveva una squadra mostruosa. In tutte le squadre di medio-basso livello era possibile trovare un paio di campioni, figuriamoci nelle zone alte della classifica. Eppure, noi eravamo sempre lì, in alto e insieme ai più grandi”.

Sul gruppo sano che c’era in rosanero“Ogni giovedì sera, il blocco di italiani della squadra, ben consolidato e sempre in sintonia, portava a cena quelli che all’epoca erano gli ultimi arrivati. Sudamericani come Edinson Cavani, Abel Hernandez o Javier Pastore, lo stesso discorso valeva per Josip Ilicic. Li coccolavamo per metterli a loro agio, ma già sapevamo a cosa saremmo andati incontro. Il Palermo comprava un fenomeno dietro l’altro, te ne accorgevi subito che sarebbero arrivati in alto. Si venne a creare un mix equilibrato tra giovani ed esperti e così siamo diventati una macchina perfetta”.

Sulla sua esperienza al Milan“Ai rossoneri dico grazie per un motivo: con loro ho imparato a lavorare a mille all’ora. Alessandro Nesta, Thiago Silva, Ricardo Kaka e Zlatan Ibrahimovic: in squadra con me c’erano solo top player, si lavorava a ritmi che non avevo mai visto prima”.

Sul suo rapporto con Ibrahimovic“Arrivai al primo allenamento e mi preparai per giocare in partitella. Al primo contrasto con Ibrahimovic, Zlatan mi diede un’ancata e finii cinque metri più in là. “Cominciamo bene!”, pensai. Dopo un po’ di tempo ho capito come funzionava: con Zlatan c’era poco da scherzare. Pretende sempre il massimo in ogni occasione, che sia una partita oppure un allenamento. Tanti, come me, ne hanno tratto un vantaggio enorme. Una volta che ti abitui a non perdere la concentrazione, gli errori diminuiscono e lavori sempre al 100%. Se non hai carattere, Ibra ti affossa. Se vuoi giocare con lui, devi ragionare come un vincente”.

Sui gol segnati in rossonero grazie ai suoi assist“Eh no! Basta con questa storia. Quell’anno Zlatan mi fece appena due, tre assist. Il resto, me lo sono dovuto procurare da solo…”.

Sul gol segnato al ‘Camp Nou’ di Barcellona il 3 aprile 2012: “Firmai il momentaneo pareggio, ho provato un’emozione incredibile. Io che facevo gol al ‘Camp Nou‘, una storia pazzesca. La cosa più bella è che quel giorno, in tribuna, c’era mio padre. Era la prima volta che assisteva dal vivo ad un match all’estero, aveva fatto centinaia di chilometri per me e a fine partita era in lacrime. In quel gol ho rivisto tutti i sacrifici di un uomo che ha sempre creduto in me, che mi ha spinto in alto, pur senza chiedere mai niente a nessuno. Segnare quel gol è stato come realizzare un sogno, prima suo e poi mio: stupendo!”.

Sulla sua partecipazione ad Euro 2012 con gli azzurri: “Era una bella Italia. C’erano Antonio Cassano e Mario Balotelli che erano dei fuoriclasse, peccato per come sia finita. Teste calde? Per come li ho conosciuti, io direi di no, anzi. Antonio è uno dei più forti compagni che ho avuto; Mario nel corso della sua carriera è stato troppo buono. Arrivato ad un certo punto, non ti puoi permettere distrazioni, perché poi è la testa che fa la differenza. Balotelli, invece, si rilassa e sembra quasi che si dimentichi di essere un giocatore fuori dal comune: a lui, la natura ha dato qualcosa in più rispetto agli altri”.

Sull’addio al Milan: “Mentre io mi ero abituato a giocare con un certo tipo di giocatori, la squadra stava cambiando sotto diversi aspetti. Tanti compagni lasciarono Milano, io andai in prestito prima al West Ham, poi al Torino e infine al Parma, che era a un passo dal fallimento. Una volta tornato in rossonero, mi resi conto che quel posto non faceva più per me”.

Sui problemi nella squadra rossonera con Sinisa Mihajlovic: “Ero rimasto fuori ma in carriera, come nella vita di tutti i giorni, sono stato sempre abituato a non chiedere niente. Ho capito da me che era arrivato il momento di cambiare aria. La prima cosa che guardo nei club per i quali lavoro è l’aspetto umano. E io, in quel Milan, non ce la facevo più”.

Sull’arrivo all’Orlando City e nella MLS: “Mi telefono Kaka per chiedermi di raggiungerlo. Siamo diventati grandi amici. Abbiamo portato un po’ di entusiasmo nello spogliatoio e trovavamo sempre un modo per mettere da parte la nostalgia di casa”. 

Sul suo futuro: “Non ho intenzione di accettare una proposta qualsiasi, piuttosto cerco un ambiente che mi offra qualcosa dal punto di vista umano e che riesca a darmi gli stimoli che cerco. Se non sarà possibile, probabilmente prenderò il patentino da allenatore, anche se pensando al mio futuro mi vedo più portato per lo scouting. Studiare da allenatore, a prescindere da questo, è un’esperienza che voglio fare, mi arricchirebbe sotto diversi punti di vista e potrebbe sempre tornarmi utile”.

Nel frattempo, il Milan sembra avere scelto Eusebio Di Francesco come allenatore per la prossima stagione sportiva: per le ultime, continua a leggere >>>

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