Milan, Galliani e Albertini ricordano i trionfi del 1994 | Video

MILAN NEWS – Doppia intervista per Adriano Galliani e Demetrio Albertini sul canale social del Milan. I due ex rossoneri ricordano la stagione 1993-1994

NEWS MILAN – Una doppia intervista amarcord per Demetrio Albertini e Adriano Galliani (video in alto), intervistati da Mauro Suma per il canale social ufficiale del Milan. I loro ricordi della straordinaria annata per i colori rossoneri, quella del 1993/1994, con vittoria di Scudetto e soprattutto della Champions League vinta ad Atene 4-0 contro il Barcellona di Romario e Cruijff.

Domanda di Mauro Suma per Galliani, relativamente alla vittoria in amichevole contro il Barcellona mesi prima e sul fatto che quella vittoria aiutò la squadra ad affrontare la finale di Atene: “Assolutamente sì, la stessa cosa che successe col Real Madrid avendo vinto il trofeo Bernabeu, perché non è vero che le amichevoli non contano, le amichevoli contano eccome. Innanzitutto fra grandi club non sono mai amichevoli, poi prendi le misure e gli altri iniziano a temerti. Quindi assolutamente sì, vittoria di Oviedo importantissima per la vittoria di Atene così come la vittoria al trofeo Bernabeu fu importante per la sfida contro il Real Madrid dell’89 in Champions League”.

L’acquisto di Marcell Desailly dopo l’infortunio a Zvonimir Boban: “Lì ho rischiato la vita io. Boban si fa male in un derby, che vinciamo 2-1, ma fortunatamente nella sfortuna dell’infortunio si era aperto proprio quel giorno il mercato, che sarebbe durato una settimana circa. Allora il mercato era solo nel mese di novembre. Era un momento di difficoltà, il gruppo era molto indebitato, e l’allora AD del Milan, Franco Tatò, inviò delle lettere a tutti i CEO delle varie del gruppo Fininvest, a me ne inviò due, dicendo che tutti gli investimenti erano bloccati fino ad ordine successivo. Allora io capii che se avessi chiesto al presidente Berlusconi questa cosa qui l’avrei messo in grande imbarazzo, perché da un lato non poteva andar contro l’AD ma c’era il cuore milanista. Allora siccome son ero matto, andai dal mio amico Bernard Tapie e riuscii a prendere Marcel Desailly spendendo 10 miliardi di lire senza dirlo a nessuno.

Ancora Galliani sull’arrivo di Desailly: “Quando arrivò a Milano mi ricordo che il Milan giocava una partita di Coppa Italia, io ero in giro con Desailly, il presidente era allo stadio e i giornalisti gli dissero: “Avete preso Desailly”. Il presidente era confuso: “Ma no, è impossibile, è impossibile”. È stata l’unica volta in 40 anni che sono con Silvio Berlusconi che tra di noi ci sono stati 15 giorni di black out e avevo Tatò che mi voleva uccidere, però è stato l’unico anno nella nostra storia che abbiamo vinto campionato e Champions League. Credo che l’arrivo di Desailly sia stata una combinazione incredibile. Era un po’ difensore un po’ centrocampista, ha cambiato la stagione”.

Sempre Galliani, stavolta su Dejan Savicevic: “In quel momento soffriva il fatto di giocare sì e giocare no, poi era spesso infortunato perché aveva dei muscoli di seta. Ma la svolta arriva quando con Desailly cambiamo l’assetto tattico. Boban non fa più il centrocampista centrale ma viene spostato sulla sinistra, facciamo un 442 o 424 con Donadoni a destra e Boban a sinistra, Albertini e Desailly al centro, e davanti le due punte diventano Massaro e Savicevic. Diventa questo l’assetto tattico con cui andiamo a vincere tutto, un assetto tattico meraviglioso che ci ha portato a tutte quelle partite trionfali che abbiamo fatto quell’anno. Savicevic diventa una delle due punte e ci trascina alla finale, e gioca molto molto bene anche nella finale. Era un bellissimo modulo, con Boban che non era nel suo ruolo ma anche Carletto Ancelotti nel’89 contro il Real giocò a sinistra. Quando il giocatore è forte ed è intelligente può giocare ovunque“.

Chiusura di Galliani con il ricordo di Atene 1994: “Io facevo il pazzo in tribuna (ride, ndr). Cosa posso dire? L’ho vissuta con un’emotività pazzesca. Una squadra a cui mancava la coppia centrale Costacurta-Baresi, sostituita da Filippo Galli e Maldini, con Panucci messo sulla fascia su Stoichkov. Il Barcellona non era mica messo male in avanti, aveva Romario e Stoichkov, che sono stati annullati dai difensori. La partita è finita 4-0, ma sullo 0-0 ricordo un tiro di Romario e Filippo Galli con la punta della scarpa lo fa andar fuori di pochissimo. Le partite, anche quelle che finiscono 4-0, sono sempre fatte di episodi. Una cavalcata trionfale pazzesca contro un Barcellona che come noi aveva vinto lo scudetto ma che aveva avuta il cattivo gusto di fare la foto con la Coppa prima della finale, sapendo che mancavano Costacurta e Baresi”.

Ora le dichiarazioni di Albertini, su come Desailly cambiò il Milan: “Sicuramente il Milan cambiò perchè le caratteristiche di Desailly erano diverse da quelle di Boban. Marcel è stato un difensore adattato molto bene al ruolo di centrocampista, probabilmente meno bravo ad impostare ma con cui ho formato una diga importante che è riuscita a contribuire alla vittoria del campionato e Champions League. Ricordo anche nella finale di Atene del 94’, Marcel non volle giocare in difesa ma a centrocampo. Riuscimmo a dimostrare che nonostante fossimo due giocatori relativamente fantasiosi, eravamo capaci di dare equilibrio e ordine alla squadra.”

L’amichevole di Firenze: “In uno spogliatoio, si sa, si dicono le cose senza veli e parlando in modo chiaro specialmente in una squadra fatta di grande persone oltre che campioni. Mi ricordo che Marcel non voleva assolutamente giocare difensore e alla fine abbiamo perso l’amichevole perchè volontariamente non marcava i giocatori avversari per dimostrare che non poteva o non voleva giocare in difesa. Una sorta di minaccia velata (ride, ndr). Marcel ha sempre detto che per giocare difensore al Milan bisognava pensare molto e non voleva, in questo senso, sbagliare i movimenti rispetto agli altri grandi difensori del Milan”.

Sul centrocampo rossonero di quegli anni: “Potevamo essere quattro centrocampisti centrali adattati ad un modulo che diventava di grande qualità. Donadoni aveva cominciato sulla fascia ma successivamente poteva anche collocarsi al centro, Boban al centro non trovava il suo ruolo naturale ma riusciva a dare grandissima qualità e equilibrio. Alla fine risultavamo un 4-2-4 con due centrocampisti centrali con grande propensione al dribbling e velocità che in quegli anni non aveva nessuna squadra. Se poi arrivavano Maldini o Tassotti si attaccava in cinque e io e Marcel eravamo la diga che aiutava in copertura”.

Sul ricordo della finale di Atene 1994: “La gioia è stata immensa. La preparazione della partita è stata vinta nel momento in cui, per la prima volta, siamo stati considerati sfavoriti perchè mancavano i due difensori centrali. Quando vedemmo Cruyiff con la coppa sui giornali alla mattina della partita, ci diede una carica per farci capire che quella partita non l’avremmo mai persa. L’altro ricordo fu quando entrammo in campo e vedendo la statura degli altri giocatori, tutti molto bassi, ci dicemmo che minimo la dovevano soffrire sul piano fisico. Eravamo carichi al massimo e una partita del genere l’avevamo preparata nei minimi dettagli“.

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