PIANIFICAZIONE SPORTIVA E FINANZIARIA COME STRUMENTI PER COLMARE IL GAP COMPETITIVO, IN ITALIA E ALL’ESTERO

di Federico Albrizio

qn.quotidiano.net
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Nel difficile contesto sociopolitico ed economico mondiale, dal 2009 l’Italia e l’Europa attraversano un periodo di forte crisi finanziaria, che si riflette puntualmente anche nel mondo del calcio. Se in Spagna i due top team, ovvero Real Madrid e Barcellona, si dividono abbastanza equamente la stragrande maggioranza del mercato, inteso come ricavi generici, cioè diritti d’immagine, televisivi, merchandising, e così via, in Italia i club principali continuano ad essere fortemente dipendenti dalla sola spartizione dei diritti televisivi, che rappresentano oltre il 60% delle entrate complessive del calcio nostrano.La decrescita degli spettatori diretti, cioè dei tifosi che vanno fisicamente allo stadio, e di ogni altra forma di fatturato, nell’ordine del 5% all’anno, rende ancor più forte questa quasi totale dipendenza dalla spartizione dei diritti televisivi. Solo la Juventus è in netta controtendenza, perché è la sola ad aver basato la sua strategia di crescita, oltre che su impianti sportivi di proprietà, anche su una politica a tutti gli effetti aziendale ed aziendalistica. E i risultati sportivi lo dimostrano: oltre al dominio sul campo, la più blasonata società di Torino riesce ad avere liquidità e disponibilità finanziarie sufficienti ad essere sempre la più forte in ogni ambito di mercato. Questo circolo vizioso si autoalimenta, aumentando così il gap rispetto a tutti gli altri: a maggiori ricavi corrisponde un maggior cash flow, ne segue una crescita nella disponibilità sul mercato; la Juventus può accaparrarsi i migliori giocatori che il calcio italiano possa permettersi. In questo modo vince partite e campionati e guadagna sempre di più, oltre ad esercitare un ulteriore appeal verso i suoi nuovi obiettivi di mercato, cui potrà essere garantita, oltre ad un miglior stipendio netto, anche la possibilità di giocare ai massimi livelli e nelle principali competizioni internazionali, ponendosi così anche in maggior risalto rispetto al mercato mondiale. Così il Milan si trova a dover far fronte ad un avversario quasi imbattibile nelle sfide di mercato, perdendo ormai regolarmente i cosiddetti “duelli” per i giocatori oggetto del desiderio di entrambe le squadre. Ne sono lapalissiana dimostrazione i vari Pogba, Tevez, Ogbonna, Asamoah e, probabilmente, Iturbe.Cosa fare, quindi, per colmare questa distanza? Per prima cosa essere ragionevoli, puntando sui migliori elementi della rosa attuale, senza depauperarla ulteriormente, ma cedendo tutti quei giocatori, bolliti o mai stati all’altezza, che contribuiscono quasi esclusivamente ad appesantire il monte ingaggi. Far crescere giovani e vivaio, che dovrà essere un elemento centrale della pianificazione del club di Via Aldo Rossi. Come spagnoli e tedeschi hanno capito da tempo, i giovani motivati e ben allenati possono rendere come e meglio di vecchi campioni alla ricerca di una tranquilla pensione ben retribuita. Spendere ogni centesimo disponibile per nuovi innesti di qualità e di prospettiva, che consentano di giocare un calcio moderno e attraente. La nazionale del Costa Rica, nei mondiali in corso in Brasile, è la lampante dimostrazione di come, nel calcio di oggi, si possa essere competitivi ai massimi livelli puntando su grinta, preparazione fisica, corsa e determinazione. In secundis la mission aziendale dovrebbe essere ambiziosa e semplice: creare occasioni di crescita in ogni ambito di mercato. La bellezza del calcio si alimenta nel senso d’appartenenza, nel calore del tifo, nell’affezione ai colori ed in tutto ciò che può generare emozioni. Non vedo l’ora di accompagnare mio figlio allo stadio, per leggergli negli occhi quell’entusiasmo che solo “un campo verde sotto a un cielo blu” sanno dare. Il Milan non dev’essere solo una squadra, ma una grande famiglia, una fonte di eventi calcistici e culturali, capaci di attrarre le persone, ma anche gli sponsor e gli investitori e, come naturale conseguenza, di incrementare i ricavi. Deve puntare sulla sua gloriosa storia, costruendo musei ed eventi interessanti ed attraenti. Deve insomma, come già ho avuto modo di sottolineare, generare affezione al brand. Realisticamente serviranno anni per raggiungere obiettivi solidi e duraturi. Nel frattempo sarà fondamentale giocare l’unica carta che non costa niente e che può garantire di ottenere il massimo da quanto si ha a disposizione: il buon senso. Le soddisfazioni sportive non mancheranno.Andrea BricchiTwitter: andreabricchi77

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