Gattuso aspetta Ibrahimovic: al Milan servono campioni e mentalità

Rino Gattuso si sbilancia sul mercato, parla di Ibrahimovic e spegne le voci su Higuain: i due possono far vita a una coppia da sogno

di Edoardo Lavezzari, @Edolave

“Non avevo bisogno delle parole di Ibra per capire che il Milan, quando si parla con i giocatori, è una squadra che piace ancora tanto” Tra i tanti passaggi interessanti della conferenza stampa di oggi di Rino Gattuso questo, forse, è il più interessante. Il tecnico rossonero, oggi, più che alla delicatissima partita di domani sera contro la Lazio, ha risposto a domande sul calciomercato e in particolare su Ibrahimovic, ribadendo con orgoglio un concetto semplice, ma che forse qualcuno sta dimenticando: il Milan ha ancora un grandissimo appeal e può tornare in alto. Per farlo, ovviamente, servono grandi campioni e Zlatan Ibrahimovic, come anche Gonzalo Higuain lo sono.

Ecco allora che i tifosi rossoneri, anche alla luce delle recenti dichiarazioni dello svedese, possono sognare e fare da “garante” della coppia è stato lo stesso Gattuso, che ha smentito ogni voce su un possibile addio del “Pipita”: “Le voci non mi disturbano, ma mi è capitato, in un anno che qualche giocatore è venuto a dirmi di problemi familiari. E’ successo con Bonucci. Io con Higuaín parlo spesso e non mi ha mai detto di voler andare via”.

I due, però, se mai giocheranno assieme in rossonero, dovranno rimboccarsi le mani e capire che questo non è più il Milan di una volta, ma ha tutta l’intenzione di tornare in alto, per farlo però, servirà una mentalità vincente e anche in questo caso è proprio Gattuso a indicare la via: “Quando giochi nelle grandissime squadre e vinci con continuità, come Bonucci e Higuaín, la dote migliore è che è una squadra in costruzione c’è una società in costruzione, e chi arriva qui deve dare una mano a livello di mentalità. Il livello tecnico si può anche abbassare. Il giocatore forte deve entrare con quest’ottica qui, deve capire tutto questo. A me, dopo 13 anni di Milan, è capitato a Sion: dopo tre giorni volevo andare via, volevo smettere. Ero abituato in modo diverso. Quei giorni sono stati difficili. Invece mi sono detto ‘no, sono venuto qui, non posso fare figuracce e tornare’. Mi sono immedesimato, ho abbassato le pretese, la voce, la mia asticella caratteriale e ho cominciato a capire. Io non penso che il Milan sia una zona di ‘parcheggio’: se vieni qui, però, devi mettere a disposizione tutte le caratteristiche di un campione”. Largo allora alla coppia dei sogni, che per fare grande il Milan, però, dovrà mettere umiltà e spirito di sacrificio al primo posto.

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