Ronaldinho dice basta: è la fine del “Joga Bonito”

Ronaldinho ha detto addio al calcio a 37 anni. Il funambolo brasiliano lascia dopo aver vinto il Pallone d’Oro (2005) e 12 trofei tra club e nazionali

di Michele Neri, @micheleneri98

Ha impiegato molto tempo per arrendersi. Ronaldo de Assis Moreira, o più semplicemente Ronaldinho, non sapeva come divorziare con il pallone, il suo primo vero amore. L’ultima partita seria del 10 di Porto Alegre risale a due anni fa ormai, ma ha detto basta solo oggi. Decisione tardiva, che segue una parabola discendente inaspettata. O tipica di tanti brasiliani.

“Dinho” ha interpretato lo sport in modo innovativo. Era un funambolo, un pazzo, anche fuori dal campo. Dribbling, tunnel, elastici, gol da cineteca e la solita esultanza “Hang Loose”, con pollice e mignolo. Indolente e spettacolare, il verdeoro doc. Diventato virale con i video di “Joga Bonito” in collaborazione con la Nike, in quegli stessi anni ha dimostrato pure di essere a tratti il più forte di sempre (Messi non lo conoscevamo ancora).

Come ricorda l’edizione odierna de “La Gazzetta dello Sport”, il “Gaucho” conosce l’Europa nel 2001, quando viene acquistato dal PSG. Tempo due stagioni e il Barcellona lo strappa ai parigini. In blaugrana tocca il punto di massima evoluzione del suo calcio, e vince Champions League (2005-06) sconfiggendo l’Arsenal di Henry in finale, e pure un Pallone d’Oro (la 50^edizione, nel 2005). Senza dimenticare poi i due campionati spagnoli e le due supercoppe di Spagna. La data da incorniciare è infine il 19 Novembre 2005 quando al Bernabeu distribuisce lezioni di calcio al Real Madrid. Lo stadio nemico si alza in piedi, come sottolinea ‘la rosea’, e applaude uno spettacolo mai visto prima.

Ronaldinho è immediatamente successivo alla dinastia di fenomeni di Ronaldo, Roberto Carlos, Rivaldo, eppure con il Fenomeno gioca, e vince il Mondiale 2002. Cinque presenze e due assist nella competizione asiatica.

Dopo la parentesi gloriosa al Barcellona, è tempo del Milan. I blaugrana sono pronti a una rivoluzione, cercano giocatori più metodici. Galliani si gongola per l’acquisto da 25 milioni di euro. 40mila lo accolgono a San Siro e si esibisce con i primi numeri da circo. Segna il primo gol nel derby, svettando di testa sopra Cambiasso. Eppure non gioca spesso, Ancelotti non lo considera indispensabile. L’anno successivo con Leonardo gioca pressoché sempre, 36 presenze, e mette a segno 12 gol. La rottura con il club rossonero è determinata dall’arrivo di Max Allegri. Dal 2011 in poi si hanno pochi ricordi di “Dinho”, che riporta il suo sorriso con tanto di dentoni in patria e fa del calcio un hobby, con qualche sporadico trionfo.

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