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Savicevic: “Piatek e Paquetà forti. Gattuso…”

Stefano Bressi

L'ex rossonero Savicevic ha fatto il punto sulla squadra di Gattuso: da Piatek e Paquetà agli italiani. Secondo lui è un Diavolo da Europa che conta.

Di Champions League se ne intende eccome. Di Milan anche. Di campioni decisamente. Dejan Savicevic sarà per sempre il Genio per i tifosi rossoneri e per essere definito tale devi unire alla qualità anche un'intelligenza calcistica fuori dal comune. Ecco perchè quando parla, l'ex rossonero non lo fa mai per caso. Savicevic ha rilasciato una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport, in cui ha parlato di tutta l'attualità rossonera, compresi i nuovi Krzysztof Piatek (a caccia del colpo grosso oggi) e Lucas Paquetà. Ecco cosa ha detto: "Il problema del vostro calcio non sono gli stranieri, ma gli stranieri inutili in ruoli nei quali voi avete fatto sempre meglio. Soffrono tutti in Italia, tranne la Juve, ma almeno il Milan investe sugli italiani e sarà ricompensato".

Se gli piace questo Milan: "Abbastanza, sì, stanno facendo bene, lottano per entrare tra le prime quattro. Bisogna andare in Champions, questo sarebbe uno scudetto. La Champions oggi ti cambia la vita".

Sui dubbi che aveva dei cinesi: "Ma sì, era tutto un po’ strano. Anche in un momento difficile non potevo accettare che il mio Milan finisse a gente che non sapeva di calcio. Adesso, almeno, è diverso".

Cosa suggerirebbe a Elliott: "Io? Da più di mille chilometri? Niente. Ma il fatto che ci siano Leonardo e Paolo, due del grande Milan, che conoscono l’ambiente, è la garanzia. Faranno le scelte necessarie".

Sulla UEFA: "Almeno con il Tas è rientrato in Europa, anche se non è andata benissimo".

Su Piatek e Paquetà: "Li ho visti entrambi in Roma-Milan. Sembrano finalmente due giocatori importanti. Per giudicare il brasiliano, però, è presto: lasciamolo giocare e ambientarsi. Piatek, invece, lo vedo segnare a raffica da inizio stagione, anche nel Genoa. Impressionante. La speranza è soltanto che non si fermi, ma mi sembra serio e solido. Niente paragoni con nessuno, però, eh…?"

Su Gattuso: "Non sono sorpreso. Sta facendo bene perché anche da giocatore era uno ordinato, che gestiva e non temeva di lavorare e allenarsi. Negli ultimi tempi la squadra e il gioco sono anche migliorati. A lui il compito di riportare il Milan in alto".

Se il Milan è la squadra che ha sofferto di più la nuova epoca calcistica: "Penso sempre che il crollo sia cominciato quando sono stati venduti Ibrahimovic e Thiago Silva. Tutto viene da lì".

Come si recupera: "Tornando a prendere grandi giocatori, semplice".

Se ce ne sono in Montenegro: "Non per il Milan. Il Milan non può aspettare troppi giovani, non in questo momento".

Su Higuain: "Non so spiegarmi cosa sia successo e perché non sia riuscito a integrarsi. Uno come lui. Peccato per il Milan".

Sulla difesa: "Ecco, quella è la forza del Milan. Donnarumma diventerà sicuramente il nuovo Buffon. Anche contro la Roma ha fatto grandi cose. E quando c’è Romagnoli là dietro si sta più tranquilli".

Se ha sentito Berlusconi: "Sì, a dicembre. E anche Galliani che mi ha invitato a vedere il Monza. Appena torno in Italia andrò a vederlo".

Com'è cambiata la Serie A: "Hanno tutti problemi tranne la Juve. Vincerà il campionato e andrà lontano in Champions. Con l’Atletico è dura ma alla fine passa, lo so. E con il Psg senza Neymar c’è un rivale in meno".

Su Neymar: "Tutti dovrebbero apprezzarlo, non soltanto io. È della categoria di Ronaldo e Messi. Anche se Ronaldo, lo ammetto, mi ha sorpreso. Non pensavo che avesse ancora la stessa voglia di sacrificarsi e vincere a 34 anni. Vuole tutto, pur avendo vinto tutto. Più che un grande calciatore è un grande sportivo".

Lui a 34 anni non aveva più voglia: "Proprio così…"

Sui pochi 10: "Bella domanda. Un po’ ovunque aumentano i giocatori di corsa e diminuiscono quelli tecnici. Non chiedete a me il perché".

Come lavorano FIFA e UEFA: "Sono discorsi delicati, ma credo bene. La strategia approvata a Roma ci fa stare tranquilli fino al 2024. Ma io non so programmare il futuro a così lunga distanza, non sai neanche il domani. Resta sempre la paura che finisca come nel basket".

Sulla nazionale italiana: "Doveva succedere, prima o poi. Per i tanti stranieri inutili che giocano da voi. Ai miei tempi c’erano i migliori, ma portieri e difensori erano solo italiani. Ma dico: avete avuto Gentile e Cabrini, Baresi e Costacurta, Maldini e Tassotti, Nesta e Bergomi… E ora è finita. Avete un solo fantasista, Insigne, stanno emergendo Zaniolo, Chiesa, ma è poco. Troppo poco. L’Inter, la Juve, hanno due/tre italiani. Solo il Milan ne ha di più e fa bene. Non posso fare il fenomeno dal Montenegro e dirvelo io, caz…"

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