Nesta: “Milan e Lazio, un giorno vi allenerò. Gattuso è una macchina da lavoro”

Alessandro Nesta, ex difensore di Lazio e Milan, ha parlato dei tanti temi della partita di domani in un’intervista a ‘La Gazzetta dello Sport’

di Daniele Triolo, @danieletriolo

Alessandro Nesta, classe 1976, ha giocato dal 1993 al 2002 nella Lazio e dal 2002 al 2012 nel Milan: ha vinto, moltissimo, tanto in maglia biancoceleste (2 Coppe Italia, 2 Supercoppe Italiane, uno Scudetto, una Supercoppa Europea ed una Coppa della Coppe, per un totale di 261 presenze ufficiali e 3 gol realizzati), quanto con quella rossonera (2 Scudetti, 2 Supercoppe Italiane, 2 Champions League, 2 Supercoppe Europee, una Coppa Italia ed un Mondiale per Club, per un totale di 326 gare ufficiali e 10 reti all’attivo). Chi meglio di lui poteva essere scelto per presentare Milan-Lazio, sfida in programma domani, ore 18:00, a San Siro? Nesta ha parlato, a questo proposito, ai microfoni de ‘La Gazzetta dello Sport’. Ecco le sue dichiarazioni:

Su chi sceglie tra Milan e Lazio: “Sarebbe come scegliere tra due figli, impossibile”.

Sulla sua avventura a Miami: “Bilancio positivo. L’ho iniziata per capire se mi piacesse allenatore e la risposta è che allenare è una figata. Ho avuto conferma che nella vita voglio fare quello. Credo di aver avviato un percorso giusto: dopo due anni con il Miami ho scelto io di chiudere. Le ambizioni ovviamente crescono. Comunque resto a vivere qui, mi trovo molto bene e lo stesso vale per i miei figli. Angelica, che ha 4 anni, è nata qui”.

Sulla possibilità che diventi dirigente: “Per carità. Non ci sono portato di carattere. Andare in giro a parlare non mi interessa, a me interessa la competizione. Vincere o perdere”.

Sulle sue ambizioni: “Salire di livello, dove la priorità non è per forza tornare in Italia, ma trovare un club con un progetto concreto e di qualità. Per esempio mi piacerebbe l’idea di vincere un campionato di seconda divisione. Non mi spaventa andare in giro per il mondo, però la società deve essere ambiziosa”.

Su eventuali proposte arrivategli: “Mi sono arrivate proposte dal Belgio, dalla Francia e dalla Turchia. In Italia non è facile. Ho parlato con il Crotone, ma probabilmente non sono ancora pronto per una situazione simile. Loro devono salvarsi ed un è contesto che non ho mai vissuto. Non voglio fare il passo più lungo della gamba. Di certo, però, senza campo mi ci vedo poco. A casa proprio non riesco a starci. Comunque a marzo in Italia ci torno per aggiornamento. Mi faccio un giro per studiare un po’. Dovrei andare da Gian Piero Gasperini, sono molto curioso di vederlo all’opera. E poi sarebbe bello vedere Maurizio Sarri: con Antonio Conte è uno dei miei modelli”.

Su Gennaro Gattuso allenatore del Milan: “Mi fa un effetto strano, in realtà lo vedo ancora come un compagno e credo che sarà sempre così. La stessa cosa vale per Simone Inzaghi. Mi incuriosisce capire come vivono le loro panchine, le loro idee. Io li ho conosciuti sul campo: Rino è uguale, Simone no. Lui viveva per il gol e non valeva null’altro, credo abbia allargato molto la mente per poter allenare”.

Su Inzaghi valore aggiunto della Lazio: “E’ un grande punto di forza. Ha un modulo di base molto difensivo, che con lui diventa molto offensivo. E ha fatto scelte coraggiose: in quanti avrebbero lasciato fuori Felipe Anderson?”.

Ancora su Gattuso: “Spero che possa far ripartire un ciclo vincente, anche se si fanno tanti altri nomi. Prendete proprio la Lazio: tutti volevano Marcelo Bielsa, è arrivato Simone. E guardate com’è andata. Ora Rino sta rimettendo insieme i cocci. Prima occorre risistemare, poi si può passare alle proposte tecnico-tattiche. Ultimamente non l’ho sentito. Lui è uno che quando si chiude a Milanello stacca tutto e pensa solo a lavorare. E’ una macchina da lavoro, una passione come lui ce l’hanno in pochi. Comunque, quando penso a lui, penso all’amico, non all’allenatore”.

Sulla schiettezza di Gattuso: “Qualche volta ai giocatori bisogna mentire. Se dici loro proprio tutto, in certi frangenti rischi di ‘ammazzarli’.

Su Clarence Seedorf, Cristian Brocchi, Filippo Inzaghi, Gattuso ed il rischio di certe scelte in panchina: “Al Milan non si può dire di no. Impossibile. Ti devi lanciare e comunque hai tutto il materiale per lavorare al meglio: dalle strutture ai giocatori”.

Su Milan-Lazio ‘ribaltata’ nella classifica: “In effetti sì. Eppure la classifica è giusta per entrambe. Per costruire una squadra occorrono anni, non due mesi. La Lazio ha fatto cose importanti, ha valorizzato la rosa, c’è un progetto. La bacchetta magica non ce l’ha nessuno, un direttore sportivo fenomeno non ce l’ha nessuno”.

Su Leonardo Bonucci: “La scelta di passare dalla Juventus al Milan è stata molto coraggiosa, ma l’ha caricato di troppe responsabilità. Si è fidato troppo di sé stesso”.

Su Alessio Romagnoli: “Negli ultimi tempi il Milan, alle prese con tanti problemi, non ha giovato molto a chi deve crescere. Alessio, per crescere, dovrebbe giocare la Champions o un Mondiale: lì si vedrebbe il vero spessore del giocatore”.

Su chi sceglierebbe di allenare tra Milan e Lazio: “Adoro entrambe le squadre e francamente le allenerei tutte e due. L’obiettivo personale e l’ambizione ci sono”.

Su come finirà la stagione di biancocelesti e rossoneri: “Intanto dico che lo Scudetto sarà ancora affare della Juventus, che ha la rosa più competitiva. Poi dico: Lazio in Champions, ha gioco ed organico per arrivarci. Il Milan al massimo può ambire all’Europa League, ma più che altro auguro a Gattuso di trovare continuità. Diciamo 2-3 anni ben fatti, dopo i quali se ne va e arrivo io! (ride, n.d.r.)”.

Sul Milan cinese ed Adriano Galliani in Senato: “Se me lo avessero detto qualche anno fa avrei pensato di ascoltare una barzelletta. Comunque Galliani in politica ce lo vedo bene: lui sa stare ovunque”.

Su Paolo Maldini nome giusto per la F.I.G.C.: “Sarebbe una figura assolutamente adatta, ma bisogna vedere se ne avrebbe la voglia. Lui è l’uomo giusto con Carlo Ancelotti C.T.”.

Sull’Italia fuori dai Mondiali: “Non è una delusione, è una tragedia. Da queste parti mi prendono in giro anche quelli di Panama. Occorre che qualcuno si prenda delle responsabilità, invece vedo solo il vuoto. Nessuno che si metta in gioco”.

Sul V.A.R.: “Molto bene, anche se va perfezionato. Proposta: dare tre chiamate a partita agli allenatori. Servirebbe a sgravare anche un po’ gli arbitri”.

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