INTERVISTE

Sacchi sicuro: “Vedrei benissimo Motta al Milan. A patto che …”

Daniele Triolo Redattore 
Arrigo Sacchi, ex allenatore del Milan, ha suggerito ai rossoneri di puntare su Thiago Motta come successore di Stefano Pioli: i motivi

Arrigo Sacchi, ex allenatore del Milan, ha parlato della possibilità che Thiago Motta subentri a Stefano Pioli sulla panchina dei rossoneri in vista della prossima stagione. Ecco, dunque, le dichiarazioni del 'Profeta di Fusignano' in esclusiva a 'La Gazzetta dello Sport' oggi in edicola.

Motta allenatore del Milan? Sacchi ne parla a 'La Gazzetta dello Sport'

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Su cosa gli piace di Thiago Motta: «Basta guardare il Bologna... È una squadra alla quale lui ha saputo dare un gioco. E lo ha fatto con un gruppo di emeriti sconosciuti. Lui, in un Paese che pensa che il gioco sia prerogativa del singolo, ha trasmesso l’idea del collettivo, della manovra corale, dell’orchestra. Complimenti».

Sul passato da centrocampista di Motta: «Thiago Motta è stato un ottimo centrocampista, testa alta e idee chiare. E poi ha fatto esperienze importanti in grandi club. Guardate che allenare a Bologna non è mica uno scherzo. Se fai male, non ti contestano, ma ti ridono dietro, che è anche peggio. Invece un mio amico bolognese mi dice che adesso tutti sono innamorati di Thiago Motta, si divertono quando vanno allo stadio, ha il gusto dello spettacolo».

Sui paragoni tra Motta e un allenatore del passato: «Faccio fatica a trovare una similitudine con altri allenatori, però dico che, come Gian PIero Gasperini, è un tecnico che dà tantissimo al calcio. In termini di impegno, di coraggio e di idee. Thiago Motta ha delle idee, che sono la cosa più importante nel bagaglio di un allenatore. Perché i giocatori te li possono comprare o no, ma le idee sono soltanto tue ed è sufficiente trasmetterle ai tuoi ragazzi per ottenere ciò che desideri».


Sul vedere bene Motta sulla panchina del Milan: «Lo vedrei benissimo, a patto che ...».

Sulle difficoltà che Motta potrebbe trovare in rossonero: «Vedete, io voglio bene agli allenatori, e vorrei che fossero sempre messi nelle migliori condizioni per potersi esprimere. Qui, intendo al Milan, non ho ancora capito quale sia la catena di comando. Non mi stancherò mai di dire che i successi partono sempre dal club che, con la sua storia e il suo stile, con di più della squadra, e la squadra conta di più del singolo. Il club, quindi, com’è strutturato? Chi decide? Quale politica s’intende perseguire? Thiago Motta va benissimo, perché uno che sta lottando per entrare in Champions League con il Bologna deve per forza aveva qualità superiori. Però bisogna vedere se al Milan l’ambiente è pronto ad accoglierlo con la disponibilità e la pazienza di cui un allenatore ha bisogno».

"Auguro all'allenatore del Milan di avere dei dirigenti come ho avuto io"

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Sull'importanza della società per un tecnico: «Ho memoria e ricordo quello che i dirigenti del Milan, da Silvio Berlusconi ad Adriano Galliani, da Ariedo Braida a Silvano Ramaccioni, hanno fatto per me. Io, dopo tre partite, persi Marco van Basten per infortunio. Altro che Milan olandese! Di olandesi ne avevo uno solo: Ruud Gullit. Furono gli altri, gli italiani, a diventare olandesi come mentalità, come spirito di squadra, come disponibilità, come generosità, come altruismo. E il ruolo della società, in questo processo di rivoluzione, fu fondamentale. Berlusconi, in un momento un po’ delicato, convocò i giocatori e disse: “Io ho piena fiducia in Arrigo. Chi di voi lo seguirà, resterà. Chi non lo seguirà, andrà via”. Chiaro, no? Ecco, auguro al prossimo allenatore del Milan, che sia Thiago Motta o un altro, di avere dei dirigenti come quelli che ho avuto io».

Sulla definizione che darebbe di Thiago Motta: «Tre aggettivi: moderno, europeo, visionario. L’ho già detto: è uno che guarda avanti, che è sintonizzato con i tempi, che va veloce con il pensiero. Altrimenti, se non fosse così, non sarebbe riuscito a costruire quella bellissima realtà che è il Bologna».

Su cosa lo impressiona di più del Bologna: «Una cosa tanto semplice quanto rara nel calcio italiano: i ragazzi di Thiago Motta giocano a memoria. Hanno interiorizzato il gioco. E poi ammiro il coraggio: che la partita sia in casa o in trasferta, i giocatori del Bologna si comportano sempre allo stesso modo. Non hanno paura di nessun avversario e questo significa che hanno delle idee alle quali aggrapparsi in caso di bisogno. E quelle idee, ovviamente, gliele ha date il loro allenatore». LEGGI ANCHEJuventus-Milan, le parole di Pioli nella conferenza della vigilia >>>


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