INTER-MILAN

Inter-Milan, Abbiati: “Maignan se la gioca con Courtois, Leao un fenomeno”

Fabio Barera Redattore 

Christian Abbiati, ex portiere rossonero, ha parlato in vista del ritorno della semifinale di Champions League tra Inter e Milan

Christian Abbiati, ex portiere rossonero, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni de 'La Gazzetta dello Sport' in vista del match Inter-Milan, valido per il ritorno della semifinale di Champions League. Di seguito le sue parole a riguardo.

Le parole di Christian Abbiati in vista di Inter-Milan

—  

Sulla parata su Kallon, se di ginocchio o polpaccio“Direi tibia-polpaccio, ma ginocchio no. Semmai… parastinco. Santo parastinco”.

Su che aggettivo userebbe per descriverla“La più importante della mia carriera in realtà è quella di Perugia su Bucchi. Era l’anno dell’esordio, l’anno in cui da terzo divenni primo, il primo scudetto, una parata simile allo scadere, tutto un insieme di cose. Ma le dico che a ripensarci, il ricordo più bello che ho della semifinale con l’Inter è la corsa a fine partita verso la curva Sud e l’abbraccio con Nesta: l’arbitro aveva fischiato e lì per lì non avevamo capito se aveva fischiato un fallo o la fine della partita. Comunque, se devo assegnare un aggettivo alla parata su Kallon, allora dico iconica”. 

Se c’è stato più istinto o tecnica“Posso dire anche culo…. L’istinto c’è ovviamente, gli vai addosso e cerchi di coprire più porta possibile. In termini tecnici c’è il posizionamento. Diciamo 60% tecnica, 20% e 20%… fortuna”.

Sulla sua top 3 di parate“Oltre alle due già dette aggiungo quella su Thiago Motta in un altro derby, perché poi abbiamo vinto uno scudetto”.

Se Kallon gli disse qualcosa“No, nulla. Ricordo solo che a fine partita scese di colpo tutta l’adrenalina accumulata. Ricordo anche di essere corso verso la curva, di essermi arrampicato sulla rete di protezione assieme a Fiori, lui mi abbraccia e cadiamo. La rete per fortuna in qualche modo ci ha tenuto altrimenti saremmo finiti dentro il fossato”. 

Su cosa è successo nello spogliatoio“Un casino totale. Arrivare in finale dopo aver superato l’Inter era il massimo”.

Se è stato il momento più difficile emotivamente“Eh sì. Ma con un distinguo: la settimana che ha preceduto la prima partita ho vissuto una tensione tutto sommato normale, la cosa davvero tosta sono stati i sei giorni fra andata e ritorno. Tensione a mille, una pressione assurda. Avevi il terrore di farti male in allenamento, io non sono mai uscito di casa, in modo da evitare qualsiasi guaio. Facevo casa-Milanello-casa, anche per questione di concentrazione. Magari beccavi un interista che ti diceva qualcosa, ma valeva anche per i tifosi milanisti. A Milanello si respirava tensione a ogni angolo, erano tesi tutti, dal cuoco al giardiniere alla signora delle pulizie. Era tutto preciso e perfetto, tutti avevano l’ansia di fare le cose al meglio”.

Su Ancelotti“E’ stato bravissimo a gestire la tensione, che aveva anche lui senz’altro, forse persino più della nostra. Ma non la faceva trasparire. La sua grande forza è anche quella”.

Su chi gli ha detto la cosa più bella sulla parata“La cosa più bella riguarda Ancelotti, che mi ha fatto i complimenti dicendomi che mi ero sempre allenato bene e che era giusto mi godessi quel momento. Può sembrare banale, ma è la cosa più bella che possa sentirsi dire un giocatore”.

Se è stupito di questo Milan“No, direi di no. In realtà ero abbastanza fiducioso per il gioco che ha il Milan. L’anno scorso ha dimostrato col gioco e col gruppo di essere un’ottima squadra. Ovvio, immaginare addirittura una semifinale era difficile, però da tifoso ci speravo. E’ una squadra che gioca un buon calcio, affronta le avversarie più complicate a viso aperto e spesso ne esce facendo un’ottima figura”.

Se c’è troppo scetticismo“In generale occorrerebbe dare un po’ più di credito a questo allenatore e a questa squadra. Io ho sempre difeso il lavoro fatto da club, squadra e tecnico. Parliamo di un Milan che ha già vinto. Pioli ha fatto un lavoro assurdo, straordinario. Averne, di allenatori così”.

Su che emozione prova“Sento la pressione anch’io perché la gente mi ferma, mi fa domande, mi chiede come andrà. Magari, lo sapessi…”.

Sulle differenze con loro“Intanto le rose. Quel Milan, per esempio, era un gruppo abbastanza giovane ma già di altissimo livello. Tanti giocatori, in entrambi i club, avevano già vinto titoli e avevano più esperienza in campo europeo. E poi le proprietà erano ancora quelle classiche italiane. Qualcosa magari di più romantico, ma il calcio evolve velocemente”.

Sul suo ritorno come dirigente“Sono entrato nel momento sbagliato a fare quel tipo di ruolo. Se fosse stato quello giusto, magari sarei ancora dentro. Invece era il momento meno indicato, Galliani se n’era appena andato, la proprietà era nuova, c’erano mille voci sul fatto che non era in grado di sostenere l’investimento e che il club sarebbe nuovamente passato di mano. Così ho scelto di uscirne nonostante Fassone mi avesse proposto un altro anno di contratto”.

Se va allo stadio“Quest’anno due volte: col Tottenham e col Napoli in Champions. Per il resto, seguo alla tv. Del Milan attuale devo dire che non sento nessuno a parte ‘Rambo’, il capo della sicurezza”.

Se il finale passa più da Giroud o da Maignan“Dalle parate di Maignan. È una regola non scritta che ho sempre pensato: se non prendi gol, prima o poi lo fai”.

Se Maignan è il più forte al mondo“Se la gioca con Courtois. Mi ha stupito, sì, ma solo perché non lo conoscevo. Il mio pupillo però, anche se tanti storceranno il naso, resta sempre Gigio. Per me è una forza della natura, poi è ovvio che gli errori si fanno. Ma è talmente giovane ancora”.

Se Donnarumma ha sbagliato a partire“Il problema di base è che i giocatori italiani, quando vanno all’estero, li seguiamo di meno. Io invece lo seguo con costanza, anche perché ritengo di avergli dato qualcosa anch’io, e dico che fa cose che vedo fare a pochi. Vorrei ricordare che ci ha fatto vincere un Europeo. A lui succede come succedeva a Buffon: quando sbaglia pare sempre che cada la luna. C’è poca tolleranza nei suoi confronti, probabilmente anche per ciò che è successo col Milan”.

Se Maignan è stata l’assenza più pesante“Pesante senza dubbio, però vorrei anche dire che non sono d’accordo con tutte le critiche a Tatarusanu. Non ho visto grandissimi errori, magari gli è mancata la parata decisiva però per me si è comportato bene. Troppo facile accusare il portiere di riserva quando mancano i risultati”.

Se preferisce Milan in finale e quinto in campionato o Milan quarto e fuori in semifinale“Milan in finale tutta la vita”.

Sull’arrivare in finale, ora molto difficile“Penso che sia veramente difficile, ma bisogna provarci per non avere nessun rimpianto… Non capita tutti i giorni di giocare una semifinale di Champions. Forza Milan”.

Sull’uomo rossonero della provvidenza“Io spero tanto in Leao, sarà fondamentale. È un fenomeno, Pioli lo sta migliorando tanto ma lui ha delle qualità assurde”. LEGGI ANCHE: Le probabili formazioni di Inter-Milan. Dubbio a destra per Pioli