HONDA: “Non abbiamo uno stile di gioco. Berlusconi? Il grande Milan vinceva in contropiede”

HONDA: “Non abbiamo uno stile di gioco. Berlusconi? Il grande Milan vinceva in contropiede”

Il giapponese rossonero, Keisuke Honda, ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano ‘La Repubblica’, dove ha parlato dell’attuale situazione del Milan

di Lorenzo Romagna, @RmgLnz95
Keisuke Honda Milan

Keisuke Honda, da quando è arrivato in rossonero, ha vissuto sempre di alti e bassi. Il giapponese, che da sempre viene riconosciuto come un grande e serio professionista, non ha di certo sempre brillato per prestazioni in campo. Prendendosi spesso anche i fischi di San Siro. “Li capisco, erano abituati a vincere. Ma non possiamo lasciarci condizionare da una sconfitta o una vittoria. Se c’è una linea di cui siamo convinti, la dobbiamo seguire”, queste sono state le sue parole sul popolo rossonero, costretto ormai da tempo a non festeggiare la vittoria di un titolo.

Ma il trequartista ha parlato anche dell’attuale situazione rossonera e lo ha fatto rilasciando una lunga intervista al quotidiano ‘La Repubblica’: “Se vale ancora il mio motto giapponese? Certo. Gaman: pazienza. Voi italiani siete impazienti, la nostra filosofia è più adatta al momento del Milan”.

Sulla linea del Milan: “Non è più la squadra che vinceva tutto, però l’Europa League è alla portata. Anche la Champions, se vinciamo il derby”

Su Berlusconi: “Pretende spettacolo e dominio del gioco? Forse dovremmo accontentarlo. Ma se domandiamo qual era lo stile di gioco ai tempi di Shevchenko, Pirlo, Seedorf, Gattuso, non so se tutti risponderanno nello stesso modo. Secondo lei? Vinceva in contropiede. Io lo guardavo in tivù, da bambino”

Sullo stile di gioco del Milan: “Non abbiamo ancora uno stile preciso. Lo dobbiamo trovare, confrontandoci tra noi e con Mihajlovic”

Sul suo futuro: “Ho un anno e mezzo di contratto. Vedremo. Posso promettere che darò sempre il massimo, finché resterò”

Sul suo ruolo: “Non sono un giocatore da uno contro uno, non salto l’avversario in dribbling e non sono un’ala, che scappa in velocità. Galliani mi ha ascoltato, ho apprezzato. Io gioco per la squadra. L’ho fatto dietro le punte, per 10 anni. Da 2, da Seedorf in poi, sto sulla fascia destra. Mi adatto, mi abituo”

Sulla richiesta dei piccoli azionisti di ritirare la maglia numero 10: “Rivera l’ha meritata. Ma io me la tengo stretta, finché posso. Magari un giorno stampa e tifosi diranno di me: non sarà stato il migliore 10 della storia del Milan, ma guarda dove è arrivato come presidente”

Sulla partita con l’Alessandria: “Per il turnover mancava un po’ di comunicazione in campo. È comprensibile l’insoddisfazione dei tifosi e che un grande dirigente come Galliani voglia vincere subito. Però il passato è passato”

Sulla severità del calcio italiano: “Questo mi piace. In Giappone è un hobby: poco importa se hai giocato bene o male. Qui, invece, è una religione. Ci sono giornali di solo calcio, se ne parla sempre. È gratificante”

 

 

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