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Castagner aveva scoperto Matthaus, ma Farina non lo ascoltò

Stefano Bressi

Castagner, Pasinato, Verza e un Milan che non voleva crescere. Farina bloccava qualsiasi tentativo di miglioramento. Non c'era un progetto.

ULTIME MILAN - Il calcio non è fatto solo di lustrini e paillettes, di titoli e vittorie, di gloria e albo d'oro. Ci sono anche momenti di passaggio, di bassa, di difficoltà. Il Milan dopo la Stella del decimo scudetto era entrato in un tunnel. Del quale non si riusciva a vedere l'uscita, anzi dopo uno sprofondo ne iniziava un altro. Con il presidente Giuseppe Farina, il Milan ha vissuto momenti davvero particolari. Non è il caso di elencarli, ma di tenerli sullo sfondo dei racconti che i protagonisti sul campo di quella presidenza hanno fatto in varie occasioni: agli amici, dietro le quinte, ma anche nelle trasmissioni dedicate.

Il primo è certamente Ilario Castagner, che venne esonerato nel marzo del 1984 dopo un pareggio del Milan a Firenze con l'accusa di essere un traditore, di essersi già accordato con l'Inter. A quell'etichetta, ancora oggi il signor Ilario non ci vuole stare. Vero che Silvano Ramaccioni, con il quale era salito a Milano da Perugia, quel salto verso il nerazzurro non l'ha e non l'avrebbe mai fatto. Ma il fervore con cui Castagner parla di quei momenti, depone a suo favore. Voleva restare al Milan il tecnico nato a Vittorio Veneto, aveva messo insieme una bella squadra ma dopo il primo anno di A voleva migliorarla, soprattutto perché c'era la possibilità di migliorarla: aveva visto giocare a 22 anni Lothar Matthäus, era prendibile, giocava ancora nel Gladbach, era l'inverno del 1983-84, ne parlò con il presidente, capì che la cosa non decollava, cercò di mettere in azione il vicepresidente Rivera, ma nulla.

Non accadde nulla, e per Castagner era una delle tante cose strane dell'epoca, uno di quegli episodi che a suo giudizio mettevano in evidenza che non c'era un progetto. Erano anni in cui la società non riusciva ad essere rassicurante soprattutto sul piano umano. All'inizio dell'estate del 1985, Vinicio Verza doveva rinnovare il contratto e pregò Farina in ogni modo di farlo restare al Milan. Arrivò a dirgli che avrebbe firmato in bianco: Vinicio metteva la firma e lasciava la cifra al presidente.

Anche in questo caso, anche di fronte ad un gesto del genere che significava attaccamento e appartenenza, nulla di fatto con il vicentino Farina che lasciava Verza ai rivali storici del Verona. E Giancarlo Pasinato? Si trovava benissimo al Milan, il popolare Gondrand. Era un idolo dei tifosi. Voleva restare al Milan e non faceva che ripeterlo nella primavera del 1983, all'allenatore, al presidente: io, Serena e Canuti vogliamo restare, riscattateci, mi raccomando, non facciamo scherzi.

Ma la società restituì i tre giocatori all'Inter, lasciando ai protagonisti la sensazione che quella gestione volesse soprattutto muovere giocatori sul mercato, senza lasciare punti di riferimento veri nella squadra. Amarezza espressa spesso da Ottorino Piotti, il portiere che imitava Fonzie ad Avellino, anche lui benvoluto dai tifosi del Milan. Ad un certo punto, nella stagione 1982-83, sparì dalla porta. Al suo posto, Giulio Nuciari. Ma Piotti racconta ancora oggi in privato che quella scelta fu dovuta a motivi economici e di contratto con la società, non a motivi tecnici.

di Mauro Suma

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