Guerra di potere nel Milan per il dopo Massimiliano Allegri: Zlatan Ibrahimović si oppone alla scelta di Ralf Rangnick e punta, invece, a Ramón Planes direttore sportivo e Mauricio Pochettino allenatore. Tutti i dettagli
Il casting per la panchina del Milan in vista della stagione 2026-2027 si arricchisce di un clamoroso retroscena. Definiti i destini di Andoni Iraola (promesso sposo del Liverpool) e di Xavi Hernández (destinato alla panchina della Nazionale spagnola dopo i Mondiali), la caccia al successore di Massimiliano Allegri si è trasformata in una vera e propria guerra fredda interna tra le diverse anime della dirigenza di Via Aldo Rossi.
La linea RedBird: il binomio Rangnick-Glasner
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La fazione guidata dalla proprietà fa capo a Gerry Cardinale. Supportato dagli uomini di fiducia di RedBird, Massimo Calvelli e Zlatan Ibrahimović, il patron ha avviato contatti concreti incontrando Oliver Glasner e pianificando un colloquio con Matthias Jaissle. Entrambi i profili sono caldeggiati da Ralf Rangnick, a cui è stato offerto il ruolo di direttore tecnico.
Tuttavia, il piano di Rangnick prevede una condizione drastica: la richiesta di una totale autonomia decisionale nell'area sportiva. Il manager tedesco esige infatti la non interferenza da parte dello stesso Ibrahimović e di Jovan Kirovski, attuale dirigente responsabile del progetto Milan Futuro. Un accentramento di poteri che destabilizzerebbe gli attuali equilibri interni.
La contromossa di Ibrahimović: l'asse Planes-Pochettino
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Di fronte alla prospettiva di essere ridimensionato e di non poter incidere sulle sorti sportive del Diavolo, Zlatan Ibrahimović ha attivato una strategia alternativa per blindare la propria centralità decisionale. Il piano dello svedese mira a una gestione condivisa del club, dividendo i poteri su due figure di respiro internazionale: