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Milan, le origini di Tonali: “Un predestinato. Non esultava mai”

Salvatore Cantone

ULTIME NOTIZIE MERCATO MILAN - La Gazzetta dello Sport, in edicola questa mattina, va alla scoperta di Sandro Tonali, colpo di mercato del Milan

ULTIME NOTIZIE CALCIOMERCATO MILAN - Tonali. Un vero e proprio predestinato. La Gazzetta dello Sport, in edicola questa mattina, ha pubblicato un pezzo molto interessante sulle origini del calciatore, che tra pochi giorni sarà ufficialmente un nuovo giocatore del Milan.

Il sogno di Tonali

Il sogno del centrocampista inizia a Barona, periferia a sud di Milano, sui campi Lombardia Uno. E da qui che è iniziato il viaggio di Tonali, che pian piano è arrivato a giocare in Serie A con la maglia del Brescia. E' entrato a soli sei anni, ed è uscito come un fenomeno.

La lettera

A spiegare il tutto è la lettera di un suo dirigente accompagnatore alla fine della stagione 2008-09, cioè la prima tra i Pulcini: "Carissimo Sandro o meglio il Fenomeno , questa esperienza vissuta insieme è stata semplicemente eccezionale. Spero che un giorno alla tv citeranno un grande campione, Sandro Tonali". A parlarne anche  Davide Gatti, presidente del Lombardia Uno: "A quell’età si guarda spesso la tecnica, la capacità di saltare l’avversario nell’uno contro uno. Sandro giocava a due tocchi in mezzo al campo, era già avanti, era moderno".

L'amore per il Milan

"I genitori lo portarono qui con il fratello Enrico perché Sandro era milanista e i nostri centri sportivi sono affiliati al Milan da quando siamo nati, nel ‘94 - racconta Gatti -. Pur essendo solo un bambino, Sandro aveva già chiaro dove voleva arrivare. So che può sembrare tutto troppo romanzato, ma era questo che ti colpiva di lui: aveva un atteggiamento professionale, si divertiva come gli altri ma con una consapevolezza quasi da adulto. Perciò non mi sorprende che sia così maturo oggi, nonostante abbia ancora vent’anni: ha solo lavorato sulle qualità che ha sempre avuto".

Il provino di Tonali al Vismara

"Quando fu scartato ai provini del Vismara ci rimase male, ma il destino gli ha regalato una bella rivincita. È al Milan dopo essere stato a un passo dall’Inter: ai tempi erano venuti anche i loro osservatori, ma non se ne fece nulla - spiega il presidente della Lombardia uno -.Festeggiava solo quando la partita si faceva in salita e segnare gli costava davvero fatica. Non era arroganza, lui il calcio lo viveva così. Una volta, durante un torneo di Natale, scoppiò a piangere all’ultima partita: non perché avesse vinto o perso, ma perché voleva continuare a giocare. Lo mettemmo in squadra con i più grandi”. Insomma, siamo proprio di fronte a un predestinato.