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Milan, dopo Furlani tocca a Cardinale: ‘Go Home’, la petizione è online su ‘Change.org’

Daniele Triolo Redattore 
Così com'era stato per Giorgio Furlani, su 'Change.org' parte la petizione "Cardinale go home". I tifosi del Milan accusano RedBird di speculazione finanziaria e chiedono al proprietario Gerry Cardinale la vendita del club

La frattura tra il popolo rossonero e la proprietà targata RedBird si sposta dai muri della città alle piattaforme digitali, assumendo i contorni di una vera e propria mobilitazione di massa. Dopo il clamoroso precedente che ha coinvolto l'ex Amministratore Delegato Giorgio Furlani, i tifosi del Milan hanno lanciato una nuova, durissima petizione online su Change.org. Questa volta, il bersaglio unico del dissenso è il proprietario del club, Gerry Cardinale.

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Il precedente di Furlani: quando il dissenso digitale anticipa i licenziamenti

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La strategia del tifo organizzato e della base milanista non è una novità improvvisata, ma poggia su un modello che ha già dimostrato una straordinaria capacità di pressione mediatica. Lo scorso 5 maggio era stata avviata una raccolta firme contro l'allora AD Giorgio Furlani, capace di raccogliere l'incredibile cifra di 52.754 adesioni verificate.

In quel manifesto digitale si accusava l'amministratore dell'ultimo quadriennio di gestire il club milanese esclusivamente come un asset finanziario, ignorando l'importanza dei risultati sul campo. La coincidenza temporale ha visto la proprietà RedBird azzerare l'intera dirigenza il successivo 24 maggio, sollevando Furlani dall'incarico e dimostrando quanto anche l'opinione pubblica abbia potuto incidere sulle scelte del club di Via Aldo Rossi.

"Cardinale go home": i punti chiave della nuova petizione su Change.org

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Sulla scia di quel successo, il tifoso del Milan Marco Costanzo ha promosso la nuova campagna intitolata esplicitamente "Cardinale go home". Pur essendo nelle sue battute iniziali, l'iniziativa ha già intercettato il forte malumore della piazza, raccogliendo rapidamente le prime centinaia di firme. Il testo della petizione rappresenta un duro atto d'accusa contro il modello di business americano applicato al calcio europeo, articolato su precise criticità aziendali:


  • Logiche speculative: l'accusa di dare priorità assoluta alle plusvalenze e alla monetizzazione del brand rispetto alla bacheca sportiva.
  • Ridimensionamento tecnico: la contestazione di una stabilità finanziaria che si traduce in un mercato insufficiente per competere ai massimi livelli europei.
  • Caos manageriale: il continuo cambio di dirigenti e la mancanza di una visione tecnica chiara e coerente a lungo termine.
  • Distacco emotivo: una comunicazione societaria percepita come fredda, distante e sorda rispetto alle richieste della tifoseria che riempie lo stadio.
  • Dallo stadio a Times Square: la protesta diventa globale

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    Il manifesto digitale si inserisce in un contesto di contestazione fisica che sta crescendo di intensità. Nelle ultime ore, l'intera zona adiacente allo stadio di San Siro è stata imbrattata con scritte spray che definiscono Cardinale un "bloodsucker" (sanguisuga).

    Il malcontento del tifo milanista ha ormai superato i confini nazionali: i promotori della protesta stanno pianificando iniziative di forte impatto visivo direttamente a New York, nella zona di Times Square, con l'obiettivo di colpire l'immagine pubblica e finanziaria di RedBird proprio sul suolo statunitense. La richiesta finale della petizione è netta e non lascia spazio a mediazioni: un passo indietro immediato di Gerry Cardinale e la cessione del Milan a una proprietà realmente interessata al progetto sportivo.