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Milan, Di Canio duro: “Il fallimento è di Allegri, ma anche di una società che sbaglia da diversi anni”

Redazione PM
Il Milan crolla contro il Cagliari e fallisce l'obiettivo Champions League: Di Canio attacca tutti. Queste le sue parole

Il Milan ha buttato via la stagione all'ultima giornata di campionato. La sconfitta contro il Cagliari ha condannato i rossoneri alla mancata qualificazione in Champions League per il secondo anno consecutivo. Un pareggio a San Siro contro una squadra già salva e senza obiettivi di classifica sarebbe stato sufficiente per tornare nell'Europa che conta, ma le reti di Borrelli e Rodriguez hanno spedito il Diavolo all'inferno.

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Un disastro che impatterà profondamente sul mondo Milan. Come raccolto dalla nostra redazione, Gerry Cardinale sta preparando una vera e propria rivoluzione, in cui le teste di Allegri, Tare, Furlani e Moncada rischiano seriamente di saltare. Secondo le ultime indiscrezioni, il nuovo progetto tecnico dovrebbe ripartire da Zlatan Ibrahimovic e Massimo Calvelli, chiamati a scegliare rispettivamente il nuovo direttore sportivo e il nuovo amministratore delegato, che a loro volta nomineranno il futuro allenatore.

Fallimento Milan, le parole di Paolo Di Canio

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Al termine di Milan-Cagliari, anche Paolo Di Canio si è espresso sul fallimento dei rossoneri. L'ex calciatore, oggi opinionista televisivo, ha usato parole forti per raccontare la debacle, attaccando sia Massimiliano Allegri che la proprietà. Di seguito, un estratto delle sue dichiarazioni rilasciate nel post-partita dagli studi di 'Sky Sport'.

"Il tracollo tecnico in campo è evidente ed è il problema primario. Il Milan ha sempre avuto tra le mani il proprio destino per raggiungere l’obiettivo minimo della Champions League. C’è però una forte compartecipazione della società, legata alla mancanza di chiarezza interna: non si capisce chi decida cosa e chi prenda le decisioni finali. A livello tattico il fallimento è di Massimiliano Allegri. Se la società vuole ripartire, però, deve fare chiarezza lassù, ai vertici. La confusione in alto si riflette a cascata e condiziona tutto il resto. Diventa difficile lavorare quando l'ambiente parla continuamente dei dirigenti prima ancora che del campo. Il fallimento è di Allegri, ma è anche di una società che sbaglia da diversi anni".