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Milan, Adani tuona: “Se la squadra è piatta che colpa ne ha l’AD? In campo vanno i giocatori”

Redazione PM
La contestazione contro Furlani, il mistero intorno a Cardinale e le parole al miele per Jashari: Lele Adani così sul momento delicato in casa Milan

Oltre ad Antonio Cassano, anche Lele Adani si è espresso sul momento del Milan e sulla contestazione contro l’amministratore delegato Giorgio Furlani. L’ex calciatore, oggi opinionista, si è espresso con toni critici sulla protesta del popolo rossonero, puntando il dito più sul campo che sulla dirigenza. Di seguito, un estratto delle sue parole durante l’ultimo appuntamento con ‘Viva El Futbol’.

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L'analisi di Adani sul momento del Milan

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"In campo non scendono Ibrahimovic o Furlani, ma i giocatori preparati dallo staff tecnico. Mi chiedo perché nessuno analizzi come la squadra viene allenata quotidianamente e come vengano preparate le sfide. È assurdo che, non appena i risultati mancano, una parte della tifoseria cerchi subito il capro espiatorio, puntando il dito contro Furlani, quando invece i meriti passati non venivano certo attribuiti a lui. La storia del Milan impone un atteggiamento diverso: non si può subire un gol e continuare a trotterellare senza pressare, come se nulla fosse. Se la squadra è piatta e senza reazione, che colpa ne ha l'amministratore delegato? Mi sembra che la contestazione verso di lui sia del tutto fuori bersaglio".

Successivamente, Adani ha parlato anche di Gerry Cardinale, del livello di gioco e di Ardon Jashari.

"Il Milan deve ritrovare unità d'intenti e una visione comune tra tutte le componenti del club. La programmazione per il futuro deve prescindere dal piazzamento finale in classifica: serve una squadra che domini il gioco e onori il blasone rossonero. Purtroppo, le reali intenzioni di Cardinale rimangono un mistero; non è chiaro quale sia il progetto per coinvolgere i tifosi e dare valore al club. Quando si parla di fondi d'investimento, la vera sfida si gioca sulle nomine chiave: se indovini l'allenatore, il direttore sportivo e chi gestisce la comunicazione, i risultati arrivano anche sul campo. Al momento, invece, il livello di gioco è imbarazzante, forse il peggiore della Serie A. Servono profili di talento, come Jashari, che ha qualità evidenti a prescindere dal contesto in cui gioca".

“Se la squadra è piatta che colpa ne ha Furlani?”

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Bisogna però partire da un presupposto fondamentale: è vero, Furlani non scende in campo e non decide la formazione, ma la sua centralità nelle strategie del club è indiscutibile. È stato lui a scegliere Igli Tare come direttore sportivo lo scorso giugno, e a sua volta, insieme al resto della società, ha avallato la proposta di Tare di riportare Allegri sulla panchina rossonera dopo undici anni. Essendo l'unico dirigente con potere di firma, ogni decisione tecnica ed economica passa inevitabilmente dall'ufficio dell'ad. Se oggi il tifo rossonero punta il dito contro Furlani, prima ancora che contro Tare o Allegri, è proprio per questo motivo. In quanto vertice decisionale, i fallimenti di questo progetto sportivo non possono che risalire a lui.