Weah non ha dubbi: "Il Milan tornerà ad essere un grande club. Seve pazienza, non nascono tutti Lamine Yamal"
George Weah è stato il grande protagonista dell'esibizione sette contro sette tra le leggende azzurre e le vecchie glorie della MLS, disputata domenica al ‘Rocco B. Commisso Soccer Stadium’ di New York. L’ex attaccante del Milan, a Manhattan per impegni istituzionali con la FIFA come capo del team contro il razzismo, ha risposto alla convocazione giocando sulla fascia destra con una maglia azzurra numero 9 celebrativa.
L'evento ha raccolto la comunità italiana attorno a icone del passato come Pirlo, Nesta, Vieri e Roberto Baggio, il primo a essere abbracciato da Weah prima del fischio d'inizio. Dopo aver salutato gli altri ex compagni rossoneri Panucci e Ambrosini, e aver concesso decine di foto ai tifosi, l'ex Pallone d'Oro è stato intervistato dalla 'Gazzetta dello Sport' per commentare i temi caldi del calcio mondiale e la situazione attuale del Milan.
Milan, l'intervista a George Weah
Weah ha esordito parlando del Mondiale, spiegando che il suo cuore sarà diviso tra il Brasile di Carlo Ancelotti e gli Stati Uniti del figlio Timothy."Seguirò sicuramente il Mondiale da spettatore. Avrò il cuore diviso a metà tra due nazionali. Tiferò per il Brasile guidato da Carlo Ancelotti, che è la squadra del mio cuore fin da bambino. Ovviamente sosterrò anche gli Stati Uniti, la nazionale in cui gioca mio figlio Timothy".
Weah sulla crisi del Milan
Dopodiché, Weah ha fatto il punto sul momento complicato del Milan."Tutti i club affrontano cambiamenti ed evoluzioni nel tempo. Rispetto al passato, il livello generale del campionato italiano è sicuramente cambiato. Al Milan la pressione resta comunque enorme. C'è un gruppo molto giovane in rosa e bisogna concedere ai calciatori il tempo necessario per ambientarsi. Servono tanto lavoro e molta pazienza. Bisogna avere calma, ma il Milan tornerà a essere un grande club".
L'importanza della pazienza
L'ex attaccante del Milan si è espresso anche sulla mancanza di pazienza che caratterizza il movimento calcistico italiano."Il discorso sulla crescita valeva anche per la mia carriera. Sono arrivato in rossonero a 28 anni. Se fossi arrivato prima, probabilmente non sarei stato pronto per una piazza simile. Ho affrontato la realtà di San Siro dopo aver accumulato anni di esperienza al Monaco e al Paris Saint-Germain. Ero un giocatore maturo e ho saputo sfruttare l'occasione. Altrimenti non so se avrei avuto lo stesso successo”.
Il consiglio di Weah al calcio italiano
Weah ha concluso l'intervista offrendo un consiglio prezioso al calcio italiano.“Questo è il mio consiglio per l'ambiente calcistico italiano: serve pazienza e bisogna accettare gli errori dei ragazzi. Troppo spesso vedo giovani calciatori finire in panchina subito dopo uno sbaglio. Non è questo il modo corretto di gestire un talento. Bisogna lasciare loro il tempo di lavorare e maturare. I fenomeni precoci sono rari: non tutti nascono Lamine Yamal".
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