Pianeta Milan News Milan Interviste Milan, Costacurta senza freni: accusa a Maignan sullo stile. "Leão via? Non è Kaká o Sheva"

Milan, Costacurta senza freni: accusa a Maignan sullo stile. "Leão via? Non è Kaká o Sheva"

Daniele Triolo
La leggenda rossonera analizza il crollo del Milan: bocciati i ritardi dello spogliatoio e l'intermittenza del portoghese. Ok a Rangnick, Modrić e Pulisic

La dolorosa conclusione della stagione 2025-2026, culminata con il crollo finale e la mancata qualificazione del Milan alla prossima Champions League, continua a generare profonde riflessioni sul futuro del club. Sulle pagine de La Gazzetta dello Sport, una colonna della storia rossonera come Alessandro 'Billy' Costacurta — forte delle sue 663 presenze e di un palmarès leggendario da 24 trofei, tra cui 7 Scudetti e 5 Coppe dei Campioni/Champions League — ha tracciato un'analisi lucida e impietosa del momento del Diavolo. Indicandone chiaramente la strada per la ricostruzione sportiva.

La crisi d'identità: le colpe dei giocatori e il caso Maignan

Secondo Costacurta, il fallimento nel finale di stagione non può essere derubricato a semplice sfortuna. Se una o due partite storte rientrano nella casualità, una striscia di dieci passaggi a vuoto certifica una rottura profonda tra la squadra e la gestione tecnica di Massimiliano Allegri. L'ex difensore punta il dito sulla personalità del gruppo: pur riconoscendo le qualità tecniche della rosa, evidenzia la carenza di veri "calciatori a 360 gradi", capaci di fare la differenza dentro e fuori dal campo sul piano caratteriale, prendendo come modelli figure del calibro di Luka Modrić e Adrien Rabiot.

Il passaggio più duro dell'analisi di Costacurta tocca la gestione dello spogliatoio e lo stile comportamentale, con un riferimento esplicito a Mike Maignan. I ripetuti ritardi della squadra all'ingresso in campo, sia a inizio partita sia all'avvio della ripresa, vengono bollati dall'ex centrale come mancanze gravi che innervosiscono direttori di gara e avversari. Per Costacurta, il capitano del Milan deve essere un esempio assoluto di puntualità e stile. Poiché sono proprio questi dettagli invisibili a determinare lo spessore morale di un professionista.

Il giudizio su Leão e il profilo del nuovo allenatore

L'attenzione si sposta poi su Rafael Leão e sulle sue recenti dichiarazioni relative alla volontà di cercare una nuova sfida lontano da Milano. Costacurta esprime un giudizio netto, ridimensionando lo status del portoghese: il numero 10 non è mai stato un fuoriclasse da Pallone d'Oro o un leader trascinatore, bensì un ottimo giocatore capace di accendersi a intermittenza. Un eventuale addio, secondo l'ex difensore, non sarebbe paragonabile alle storiche partenze di icone come Ricardo Kaká o Andriy Shevchenko. Qualora Leão decidesse di rimanere, potrebbe rivelarsi ancora utile. Ma solo se inserito in un contesto di squadra strutturato e affiancato da leader reali in grado di ridimensionarne le responsabilità complessive.

Per avviare il rilancio, Costacurta invoca una rivoluzione basata su coraggio, disciplina e intensità atletica. La preferenza per la panchina ricade su un profilo capace di restituire un calcio arrembante, che aggredisca l'avversario per indurlo all'errore piuttosto che attenderlo nella propria metà campo. In quest'ottica, la candidatura di Ralf Rangnick per l'area tecnica viene vista con grande ottimismo, avendo il manager tedesco dimostrato in carriera una straordinaria capacità di dare senso e organizzazione alle proprie squadre. Parallelamente, Costacurta smonta le tesi di chi vede in Zlatan Ibrahimović una figura ingombrante, sottolineando come lo svedese non abbia alcuna intenzione di accentrare i riflettori su di sé.

Le conferme per il futuro e la distanza dalle big

In vista del prossimo calciomercato estivo, la ricetta per colmare il gap con le concorrenti non prevede stravolgimenti numerici, ma innesti mirati nei ruoli chiave. Sul piano dei singoli, Costacurta promuove la serietà professionale di Christian Pulisic, reduce da sei mesi complessi ma ritenuto valido per una seconda chance, e auspica la permanenza di leader spirituali e tecnici come Modrić e Rabiot. Promossi a pieni voti anche il giovane Davide Bartesaghi e Strahinja Pavlović, considerati ottimi elementi di continuità strutturale insieme a Matteo Gabbia e a un Maignan concentrato esclusivamente sul campo. Gli unici veri investimenti prioritari dovranno riguardare un difensore centrale di leadership e un grande centravanti di ruolo.

La chiosa finale è un bagno di realismo sugli obiettivi a lungo termine. Se l'orizzonte del Milan guidato da RedBird è il ritorno stabile nell'Europa che conta, il traguardo è ampiamente alla portata in tempi brevi. Discorso opposto se l'ambizione è tornare a dominare in Italia e nel continente. In quel caso, la distanza strutturale ed economica con almeno sei o sette grandi potenze calcistiche richiederà ancora diversi anni di lavoro e programmazione.