Dall'inferno dello United alla panchina del Milan: Amorim e l'occasione del rilancio
Dopo lunghe settimane di casting, alla fine la fumata bianca è arrivata: il prescelto per la panchina del Milan è Ruben Amorim. Il club ha scelto lui, lui ha scelto il Milan, squadra che sognava di allenare già da molto tempo. Un matrimonio nato sotto un bisogno reciproco: rilanciarsi.
Se il Milan ancora perde sangue per la mancata qualificazione in Champions League, sfumata all'ultimo contro il Cagliari, Amorim arriva a San Siro reduce da una profondissima ferita: il fallimento al Manchester United.
La parabola di un predestinato: dai trionfi a Lisbona al crollo in Inghilterra
Alla 'tenera' età di 41 anni, il portoghese ha ancora tutta la carriera davanti per risalire di posizione, ma i giorni in cui veniva visto come un vero e proprio Re Mida sembrano essere davvero lontani. La sua avventura al Manchester United è durata solamente 1 anno e due mesi. Tolto dalla panchina dello Sporting Lisbona nel 2024, Amorim è stato esonerato dai 'Diavoli Rossi' all'inizio del 2026.Addio che la dirigenza inglese ha definito 'a malincuore' ma che sarebbe servito per dare una scossa all'ambiente. I numeri, infatti, non mentono:
- 63 partite
- 25 vittoire
- 39% di successi
Media troppo bassa per un club come il Manchester United.
Il dogma tattico del 3-4-3
Il Milan si affida a un allenatore dalle idee molto chiare. Il modulo di riferimento, come sappiamo, è il 3-4-3, stesso modulo che a Lisbona ha gettato le basi per il campionato del 2024-2025. A Manchester, però, quell'idea si è trasformata in un'arma a doppio taglio. Il tecnico, infatti, è stato esonerato anche per il mancato cambiamento di modulo.Il tecnico, infatti, non aveva un vero e proprio piano B, e la voce è stata confermata dall'allenatore stesso in conferenza stampa: "Non c'è una seconda strada, nemmeno il Papa potrebbe convincermi ad abbandonare il 3-4-3".
Lo spogliatoio e l'addio
Oltre ai risultati, a rovinare l'esperienza di Amorim sono state le forti tensioni interne. Nell'estate del 2025, il tecnico lusitano ha avviato una vera e propria rivoluzione che ha spaccato di netto l'ambiente, mettendo alla porta veri e propri pesi da 90:- Marcus Rashford
- Jadon Sancho
- Alejandro Garnacho
- Rasmus Hojlund
A far discutere enormemente poi, anche la gestione del giovane Kobbie Mainoo, finito ai margini e rinato con Carrick. La corda, poi, si è spezzata nel gennaio del 2026 dopo l'1-1 in casa del Leeds:
"Sono venuto qui per essere il manager del Manchester United, non l'allenatore del Manchester United. E questo è chiaro. So che il mio nome non è Tuchel, non è Conte, non è Mourinho, ma sono il manager del Manchester United. E sarà così per 18 mesi o finché la dirigenza non deciderà di cambiare. Questo è il punto. Non mi dimetterò. Farò il mio lavoro finché non arriverà qualcun altro a sostituirmi. Se la gente non riesce a gestire persone come Gary Neville e le critiche su tutto, dobbiamo cambiare il club. Ogni reparto, quello degli scout, il direttore sportivo, deve fare il proprio lavoro. Io farò il mio per 18 mesi e poi vedremo"
La ripartenza a Milano
Ora per Amorim si aprono le porte di San Siro, altra piazza dalla gestione difficile, reduce dal fallimento di Massimiliano Allegri: il club, infatti, deve ritrovare al più presto un'identità e un gioco propositivo. Dopo l'avventura negativa in Inghilterra, il tecnico lusitano avrà l'occasione di rimettersi alla prova a Milano, cercando di cancellare l'incubo passati solamente pochi mesi fa.© RIPRODUZIONE RISERVATA