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Letizia, attacco pesante: “Ibrahimović e Cardinale da record, collezionano figure poco degne del Milan”

Daniele Triolo Redattore 
Il giornalista sportivo Francesco Letizia (Sportitalia) boccia la rivoluzione rossonera: "Gerry Cardinale e Zlatan Ibrahimović senza idee e rifiutati dai big". I dettagli dell'invettiva che ha portato sul suo canale ufficiale su 'YouTube'

A una settimana esatta dal licenziamento in tronco del vecchio organigramma (Furlani, Moncada, Tare e Allegri), la gestione della transizione societaria in casa Milan finisce al centro di un durissimo attacco mediatico. Le manovre del proprietario di RedBird, Gerry Cardinale, e del suo Senior Advisor, Zlatan Ibrahimović, finora hanno prodotto una serie di rifiuti eccellenti (Andoni Iraola e Xavi) e una profonda spaccatura interna sulla candidatura di Ralf Rangnick nel ruolo di direttore tecnico del club.

Un immobilismo che ha spinto Francesco Letizia, giornalista di Sportitalia, a lanciare una durissima requisitoria attraverso il proprio canale YouTube, definendo la situazione attuale come una delle pagine meno dignitose della storia recente del club di Via Aldo Rossi.

La perdita di appeal internazionale: il "no" di Iraola e Xavi

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Il fulcro della critica di Letizia risiede nell'ingenuità strategica con cui la nuova linea di comando si è presentata sul mercato internazionale, convinta che il solo blasone del brand potesse bastare a convincere professionisti di prima fascia.

"I fallimenti di Ibrahimović e Cardinale sono da record: in nemmeno una settimana stanno collezionando porte in faccia e figure poco degne del Milan. Che disastro. Il vero problema è che nel 2026 la gente sa, si informa, conosce e soprattutto fa i confronti. Se ti presenti da Iraola senza avere una struttura, una proposta, perché dovrebbe prenderti in considerazione solo perché sei il Milan? Purtroppo non sono più quei tempi".


Secondo l'analisi giornalistica, presentarsi al tavolo delle trattative con tecnici abituati ai contesti iper-strutturati di Premier League e Bundesliga senza avere un direttore sportivo in carica, un organigramma definito o un budget di mercato chiaro, ha azzerato la credibilità internazionale dei rossoneri.

Le accuse a Cardinale: "Decisioni di pancia e senza pianificazione"

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L'affondo si sposta poi sulla natura stessa del ribaltone societario del 25 maggio, descritto non come una mossa pianificata, ma come un impulso emotivo che ha privato il club delle sue figure più competenti dal punto di vista puramente calcistico.

  • Il vuoto di competenze: il licenziamento di Geoffrey Moncada ha privato il Milan di un interlocutore stimato in Europa per le sue capacità nello scouting e nelle trattative. Una lacuna che l'attuale coppia Calvelli-Ibrahimović non sembra in grado di colmare con la stessa autorevolezza. nell'attesa dell'arrivo di un nuovo DT.
  • Il paradosso Rangnick: la virata disperata sul manager tedesco viene vista come una retromarcia anacronistica: “Si parla di Rangnick, che era un’idea già contestabile sei anni fa, pensate oggi”, incalza Letizia.
  • Il fattore instabilità: il licenziamento collettivo comunicato come un fulmine a ciel sereno spaventa i potenziali candidati: “Cosa pensereste voi se vi contattasse una società che in poche ore ribalta tutti? Pensereste che i prossimi a fare quella fine sarete voi”.
  • Il Milan si ritrova così in un vicolo cieco. È costretto a inseguire i dossier di mercato già impostati dalla vecchia dirigenza, ma senza possedere la forza politica e la stabilità organizzativa per portarli a compimento nel bel mezzo della preparazione della stagione 2026-2027. Una bella gatta da pelare, con la nuova annata alle porte.