Pianeta Milan News Milan Rassegna stampa Rivoluzione Milan: Cardinale cancella il vecchio DS e lancia il modello Liverpool con Amorim

Rivoluzione Milan: Cardinale cancella il vecchio DS e lancia il modello Liverpool con Amorim

Daniele Triolo
Ufficializzato il nuovo organigramma del Milan dopo i licenziamenti di maggio: come funzionerà il comitato basato su Big Data e decisioni dirette di RedBird

Il 25 maggio scorso il Milan ha vissuto una vera e propria rivoluzione copernicana con i licenziamenti simultanei di Giorgio Furlani, Geoffrey Moncada, Igli Tare e Massimiliano Allegri. Nella serata di ieri, 21 giugno – a quasi un mese dal repulisti generale voluto dal fondatore di RedBird, Gerry Cardinale – ha finalmente preso forma il nuovo assetto societario del Diavolo. Un battesimo che il Corriere della Sera oggi in edicola definisce in colpevole ritardo, considerando come le dirette concorrenti si stiano già muovendo da tempo sul calciomercato. Nonostante i tempi dilatati, il nuovo Milan è nato, sebbene i dubbi e gli interrogativi degli addetti ai lavori restino all'ordine del giorno.

La controtendenza di Cardinale: prima l'allenatore, poi il management

Nel calcio moderno, la prassi consolidata prevede che la proprietà scelga prima il management sportivo e, successivamente, l'allenatore. Cardinale ha deciso di invertire l'ordine dei fattori. Ha individuato in prima persona il nuovo tecnico, Rúben Amorim, affascinato dal suo calcio marcatamente offensivo e di respiro europeo.

La vera svolta è arrivata quando i profili esterni inizialmente sondati per i ruoli di Head of Football e direttore sportivo sono sfumati. A quel punto, Cardinale ha scelto di non scegliere un'unica figura di riferimento. Ha optato invece per l'importazione del celebre "modello Liverpool", focalizzato sulla valorizzazione e responsabilizzazione delle risorse umane già presenti all'interno del club di Via Aldo Rossi.

Come funzionerà il nuovo Milan? L'organigramma e il gruppo di lavoro

La nuova catena di comando del Milan non prevede un referente unico per l'area sportiva, bensì un comitato di lavoro allargato e fortemente specializzato, dove ogni componente opera rigorosamente nel proprio ambito di competenza. L'organigramma si struttura come segue:
  • Gerry Cardinale: vertice assoluto della società e decisore finale.
  • Massimo Calvelli: amministratore delegato con potere di firma legale.
  • Hendrik Almstadt: Director of Player Trading, responsabile operativo degli affari di mercato.
  • Rúben Amorim: allenatore manager, con il compito di indicare i profili tecnici necessari, definendo ruoli, posizioni e caratteristiche richieste sul campo.

I Big Data e la linea verde: la squadra di supporto

Il comitato di gestione ha un'impronta quasi totalmente internazionale e interna, supportata da specialisti delle metriche avanzate e della gestione del talento:
  • Bobby Gardiner: nel ruolo di Director of Football Intelligence, sarà l'uomo chiave per l'analisi dei Big Data applicati allo scouting e alle performance.
  • Donato Lomonte: confermato alla guida dell'area scouting per l'individuazione dei talenti sul territorio.
  • Jovan Kirovski e Vincenzo Vergine: responsabili della gestione di Milan Futuro e del settore giovanile rossonero.
  • David Castelblanco: uomo di RedBird già presente nel Consiglio d'Amministrazione del Milan, supervisionerà l'area finanziaria e gli investimenti istituzionali della proprietà, rimanendo esterno alle decisioni di campo.

Uomo solo al comando per evitare i "flop" del passato

A quattro anni dall'ingresso del fondo USA, prende dunque vita il primo vero Milan interamente a immagine e somiglianza di Cardinale. Un uomo solo al comando che ha scelto di accentrare il potere decisionale: l'ultima parola su ogni mossa del comitato spetterà unicamente a lui.
L'obiettivo di Cardinale è duplice: incarnare la figura di un Presidente "vecchia maniera" – molto più presente e attivo nella quotidianità del club – e proiettare la società nel futuro della gestione sportiva. La proprietà è convinta che questa struttura collegiale e priva di un "super direttore" possa azzerare quelle lotte interne di potere che, nella stagione conclusa un mese fa, hanno logorato l'ambiente portando al pesante flop della mancata qualificazione in Champions League.