PIANETAMILAN news milan interviste Milan, Helveg: “Berlusconi mi fece rimanere male. In Italia tifo per i rossoneri. Inter? Ecco la verità”
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Milan, Helveg: “Berlusconi mi fece rimanere male. In Italia tifo per i rossoneri. Inter? Ecco la verità”

Alessia Scataglini
Alessia Scataglini
L'ex difensore rossonero, intervistato dalla Gazzetta, ha voluto ripercorrere alcuni momenti legati alla sua avventura al Milan...

Intervistato dai microfoni de 'La gazzetta dello Sport', l'ex difensore di Milan, Udinese ed Inter, Thomas Helveg ha volto ripercorrere alcune delle tappe più importanti della sua carriera calcistica in Italia. Raggiunto telefonicamente in Danimarca, dove oggi lavora nel mondo dello scouting dell'Odense, l'ex difensore danese ha voluto ripescare alcuni ricordi: dai tempi dell'Udinese fino all'avventura in rossonero, per poi spostarsi a parlare del suo approdo in nerazzurro.

Milan, Helveg: "In Italia tifo per i rossoneri, ma il mio cuore batte per l’Odense"

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“In Italia tifo per Udinese e Milan, ma il mio cuore batte per l’Odense. Sono cresciuto qui e ancora ci lavoro: sono responsabile dello scouting”

L'arrivo in Italia

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"È stato strano, ma bello. Mi spiego: Udine è una città piccola, che ti accoglie. Mi ricorda Odense. Ha circa la metà degli abitanti, ma è discreta alla stessa maniera. Ti lasciano vivere senza pressioni".

Giovanni Galeone, l'uomo con cui trovò continuità

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"Le racconto questa: quando arrivò a Udine io ero in Nazionale. Un mio compagno, John Sivebæk, mi disse: ‘Tom attento, quello è matto’. Lui lo aveva avuto a Pescara. Io, quindi, tornai a Udine un po’ impaurito. Invece, trovai una grande persona. Era sempre scherzoso, sì un po’ folle, ma simpaticissimo. In partitella in allenamento voleva sempre giocare. Si metteva in mezzo e pretendeva di impostare. Quante risate ci siamo fatti con il mister, mi manca".


Il salto di qualità con Zaccheroni

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"Mi porto dentro solo cose bellissime. Nel 1994 ho vinto il premio di danese dell’anno, poi con lui sono cresciuto tantissimo. Ricordo il primo allenamento. Ci disse:  'Non dovete preoccuparvi se vi urlo addosso, ma se vi ignoro'. Ed era vero. Poi io di mio non ero un chiacchierone, ma con lui ho avuto un rapporto molto schietto. Mi prendeva da parte e mi mostrava dove stare in attacco e in difesa. E quanti assist ho fatto in quegli anni. Io crossavo e Bierhoff incornava… Poi ci siamo ritrovati al Milan. Avevamo un buon rapporto, anche fuori dal campo. Oliver era uno di quelli con cui andavo a giocare a golf. Lui, Tassotti, Donadoni, Sheva

L'arrivo a Milanello

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"Un sogno. Milanello è un’oasi felice, lontano da una città che va a duecento all’ora. Quando andai a firmare, non c’era nessuno. Mi ricordo che camminavo per questa struttura immensa e avevo lo sguardo di un bambino al luna Park. Poi, invece, il primo giorno di ritiro mi accolse Paolo Maldini. Mi venne a prendere e mi portò a bere un caffè. In mezz’ora mi spiegò cosa era il Milan e come bisognava comportarsi. Infine, se posso, vorrei citare un aspetto che per me è stato fondamentale".

"Sia Paolo che Weah, Costacurta e i tanti altri campioni presenti in quella rosa mi hanno insegnato il valore del lavoro. E io ero uno che dava tutto. Ma sa… loro erano dei campionissimi, eppure in allenamento non mollavano un centimetro. È stata una grande lezione".

Boban, colui che stupì Helveg:

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"Non so descrivere a parole quello che faceva con il pallone. A volte lo vedevo in campo, mentre eseguiva una giocata, e pensavo: ‘ma come ha fatto?’. Era un mago”.

Il segreto del gruppo rossonero

"Prima con Zac - che mi aveva portato lì da Udine e che non smetterò mai di ringraziare - poi con Carlo Ancelotti avevamo uno spogliatoio fantastico. Stavamo davvero bene insieme, in campo e fuori".

L'aneddoto su Berlusconi e l'arrabbiatura del difensore

"Mi definì un leone sordo… e non ho mai capito perché. Tornavamo da una trasferta, non avevo fatto una grande partita ma non pensavo di meritare un appellativo del genere. In diretta nazionale poi. Dopo qualche giorno, mi chiamò per dirmi che non aveva detto niente di simile, ma non gli ho tanto creduto. Penso che non mi apprezzasse particolarmente. In più sono sempre stato uno che ha scelto di mantenere una debita distanza: lui era il presidente, io un giocatore. Per quell’uscita un po’ infelice ci rimasi un po’ male, ma pazienza…".

Lo scambio con l'inter: infiltrato o traditore?

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"No. E i milanisti lo sanno. In estate, subito dopo il mio trasferimento, giocammo il trofeo Tim. I tifosi rossoneri mi dedicarono un coro e tanti applausi, sapevano che ero stato una pedina di uno scambio e che non avevo avuto voce in capitolo. Io sarei voluto restare a vita, altroché. Una volta, in ritiro, un paio di tifosi nerazzurri ci scherzarono su: ‘Helveg, guarda che ora la maglia è cambiata’. Ma io mi sono sempre impegnato, nonostante avessi il Milan nel cuore".