Manuel Locatelli torna a parlare degli anni vissuti al Milan: il settore giovanile, l'esordio e i problemi causati dalle aspettative
Juventus, Locatelli: "Sarò sempre grato al Milan, è stato casa mia", poi le parole su Montella
Oggi è il capitano della Juventus, ma la storia di Manuel Locatelli inizia da Visamara e passa per Milanello e San Siro. Intervistato ai microfoni di 'Rivista 11', il centrocampista bianconero è tornato a parlare con affetto e gratitudine del periodo vissuto al Milan.
Il percorso di Locatelli al Milan
Dopo qualche stagione all'Atalanta, nel 2009, all'età di 11 anni, Locatelli passa al Milan. Il classe 1998 si fa tutta la trafila nel settore giovanile, fino all'esordio del 21 aprile 2016, quando Cristian Brocchi lo lancia appena diciottenne nel match contro il Carpi. L'apice del suo percorso in rossonero resta senza dubbio la rete alla Juventus a San Siro: un destro di collo esterno che finisce sotto l'incrocio della porta difesa da Gianluigi Buffon. Il bilancio dell' esperienza al milanista del centrocampista è di 2 reti e 1 assist in 63 presenze, prima della cessione al Sassuolo del 2018 in prestito con diritto di riscatto fissato a 14 milioni di euro.Ex Milan, l'intervista a Locatelli
Nel corso dell'intervista, Locatelli ci ha tenuto a ringraziare il Milan e i suoi tifosi per i momenti condivisi:"Ringrazierò sempre il Milan: ho fatto tutta la trafila, è stata casa mia, e ringrazierò sempre Montella per avermi dato fiducia. Quello che mi è pesato è che non avevo gli strumenti per gestire tutto, ero ancora troppo giovane e immaturo. Su di me c’erano delle aspettative enormi e dentro di me sembravano ancora più grandi, soprattutto dopo quel gol alla Juve.
Il peso delle aspettative
Successivamente, Locatelli ha spiegato come le aspettative enormi che si erano create intorno a lui lo abbiano frenato nel periodo al Milan. Per il centrocampista della Juventus, si è ribaltò fondamentale l'incontro con Roberto De Zerbi ai tempi del Sassuolo."Questa è una cosa che mi ha frenato e non ero neppure in grado di mettermi in discussione. Quindi molte volte davo la colpa agli altri e cercavo degli alibi. Sicuramente ho sbagliato tanto in quel periodo, ma credo anche di non essere stato aiutato. Perciò per me è stato fondamentale andare a Sassuolo, dove mi sono trasformato, sia dal punto di vista calcistico che da quello umano. De Zerbi mi ha dato tanto umanamente, mi ha fatto conoscere ancora meglio il calcio e per questo lo ringrazierò sempre. Ancora oggi sono spesso in contatto con lui".
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