"Come si riparte? Una proprietà forte, come nelle grandi aziende: persone giuste, competenti e capaci di coordi-narsi nel lavoro. E che amino il Milan"
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Il Milan si sa, quando ti entra nelle vene non esce più, parola di Rui Costa. Ma se c'è un altro giocatore che non ha dimenticato mai i colori rossoneri, quello è Mathieu Flamini. Dopo gli anni alla corte dell'Arsenal, il Milan è diventata la sua squadra del cuore, un'avventura durata 5 stagioni (2008-2013) con tantissimi ricordi indelebili. Quest'oggi, il francese è un imprenditore di grande successo nel settore della chimica, ma il suo legame con il calcio non svanirà mai.
Intervistato dai microfoni de 'La Gazzetta dello Sport', l'ex centrocampista rossonero ha voluto parlare sia della sua nuova avventura come imprenditore, che di Milan, ovviamente. Il francese ha voluto fornire un'analisi lucida della stagione dei rossoneri, soffermandosi in modo particolare sul tema spogliatoio.
"Non vivo lo spogliatoio, non posso saperlo. Penso che per un allenatore sia fondamentale trovare le parole giuste per far scendere in campo una squadra pronta a buttarsi nel fuoco per lui. E alle spalle deve avere anche un progetto chiaro. Questo penso sia venuto meno."
Da vero uomo d'affari, Flamini ha voluto suggerire come il club rossonero possa ripartire, tornando a lottare per le posizioni alte della classifica:
"Come si riparte? Una proprietà forte, come nelle grandi aziende: persone giuste, competenti e capaci di coordi-narsi nel lavoro. E che amino il Milan"
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