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Leao, tempo scaduto: il Milan lo scaricherà in estate. Una novità è prevista a giorni

Daniele Triolo Redattore 
Nel calciomercato estivo, con tutta probabilità, il Milan venderà Rafael Leao: secondo 'La Gazzetta dello Sport' il club si è stancato del portoghese, talento mai esploso del tutto e ora addirittura in fase regressiva della sua carriera

Rafael Leao è arrivato al Milan nell'estate 2019 e, in sette stagioni in rossonero, ha finora conquistato uno Scudetto, una Supercoppa Italiana ed è arrivato una volta in semifinale di Champions League: in 289 partite con la maglia del Diavolo ha segnato 80 gol e fornito 65 assist. Cifra più, cifra meno, il suo 'score' milanista rischia di fermarsi più o meno qui.

Secondo 'La Gazzetta dello Sport' oggi in edicola, infatti, a fine stagione si va verso la separazione tra il Milan e Leao. Il club si sarebbe stufato di aspettare che il suo numero 10 esploda del tutto, abbandonando l'etichetta di talento discontinuo per diventare un giocatore affidabile. E, pertanto, ora punterebbe a cederlo per fare cassa e rifondare. Non solo valutando, ma anche incoraggiando offerte.

Calciomercato Milan, si va verso l'addio di Leao: ecco per quanto potrebbe partire

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Sotto contratto fino al 30 giugno 2028, per uno stipendio da 7 milioni di euro netti a stagione bonus inclusi, per Leao non arriveranno mai offerte di 175 milioni di euro (il valore della clausola risolutoria inserita nel suo contratto), ma neanche di 100, ovvero quanto era disposto a pagarlo il Chelsea nel 2023.

Più realistica, oggi, una valutazione di mercato del suo cartellino tra i 50 e i 60 milioni di euro, con il Milan che si augura che la vetrina dei Mondiali possa contribuire a far nuovamente impennare, anche di poco, il prezzo dell'attaccante lusitano. Ma perché il Milan ha deciso di optare per l'addio ad uno dei top player del suo organico?


Ultimo gol due mesi fa, prestazioni anonime e giocatore involuto

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Leao viene da mesi di anonimato: l'ultimo gol, il 1° marzo scorso a Cremona; un assist per Adrien Rabiot sul campo dell'Hellas Verona. Nel mezzo tante partite giocate male, in un paio a 'San Siro' è uscito pesantemente fischiato dai propri tifosi. Più in generale, appare un giocatore involuto rispetto a quello esplosivo delle precedenti annate.

È arrivato a maggio con appena 9 gol in campionato. Il cambio ruolo? Sì, certo, ma c'entra fino ad un certo punto. Nei primi mesi era determinato a fare bene anche da punta e aveva fatto registrare buoni numeri, anche senza più le sue proverbiali sgroppate sulla fascia. Ultimamente, spesso restituito alla sua 'comfort zone' sulla fascia sinistra, invece è sembrato spento e 'trattenuto'.

Tanto che Massimiliano Allegri, per Milan-Atalanta di domenica a 'San Siro', gara cruciale per la qualificazione dei rossoneri alla prossima edizione della Champions League, medita di spedirlo in panchina. Motivo? Non le imprecisioni al tiro, che ci possono stare, ma la mancata foga agonistica. Il che è anche peggio.

La nostra analisi: flessione evidente. Ma narrazione su di lui tutta da capire

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Ormai è evidente: su Leao è in atto un bombardamento mediatico che non lascia spazio ad ulteriori interpretazioni. Il portoghese, da mesi, è vero, è l'ombra del giocatore che è potenzialmente in grado di essere. Ma è pur vero che giocare con la pubalgia, in un assetto tattico che non premia le sue caratteristiche e in una squadra che fa una fatica enorme - da due mesi a questa parte - a produrre occasioni da gol, non è facile e non lo sarebbe per chiunque.

La narrazione su Leao, poi, è realmente tutta da capire: se chi parla di una sua cessione poi suggerisce anche l'addio di Allegri per un tecnico che gioca con il 4-3-3 come Vincenzo Italiano, fa perdere di senso la partenza di Leao. Si torna sempre lì, al solito punto. La stella polare del Milan di RedBird è il bilancio, le plusvalenze da player trading sono l'unica regola da seguire. Cedere Leao - uno dei pochi giocatori forti rimasti nella rosa del Milan ad avere un cospicuo valore - è l'unico modo per far quadrare il cerchio, salvare capra e cavoli e far sorridere i dirigenti. Tanto poi in campo qualcuno da mettere al suo posto, magari che prenda di meno, lo si trova senza problemi.