Milan, conti in rosso: un mercato mal programmato
L'economia ha i suoi alti e bassi. Guardate in Casa Milan, capirete. Il bilancio di una società si compone di due prospetti: lo stato patrimoniale e il conto economico. Il primo, dà una rappresentazione in un determinato momento delle attività e passività facenti capo all’azienda. Il secondo, invece, sintetizza i ricavi e i costi sostenuti dalla stessa in un determinato periodo ( esercizio), solitamente un anno, permettendo così di conoscere il profitto, o la perdita, ottenuti dalla società nel corso del periodo preso in considerazione. Ma quest’anno per il Milan, il tutto, è abbastanza negativo.
Intanto le plusvalenze sono al minimo storico: nel 2015 infatti ci sono stati solo 1,2 milioni di plusvalenze, derivanti per la metà dalla cessione di Saponara all’Empoli. Insomma, il mercato estivo è stato troppo costoso, e non ammortizzato. Maggiori invece i ricavi da cessioni temporanea dei giocatori: 2,5 milioni, di cui 2 dal prestito di El Shaarawy al Monaco e 500mila euro da quello di Saponara all’Empoli. Nel computo totale, però, entrano anche le minusvalenze (3,3 milioni di euro, in calo rispetto al 2014) e i costi dei giocatori presi in prestito (992mila euro per i vari Armero, Destro e Van Ginkel).
I dati numerici fanno tremare il Milan, in una giornata scossa dalle voci rimbalzanti dai lidi cinesi: infatti, Berlusconi e il consorzio cinese, interessato all’acquisto del pacchetto di maggioranza rossonero, dovrebbero definire un accordo per giugno. Sì, proprio della maggioranza: i nuovi investitori puntano a una quota variabile da un 50% della società (obiettivo minimo) fino al 70%
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