Milan, caos teso tra austerity e proclami
Ieri a Milanello, Adriano Galliani ha avuto un duro confronto con la squadra, alla presenza del tecnico Sinisa Mihajlovic, strigliando Riccardo Montolivo e compagni a non mollare di un centimetro in campionato: la società, ha fatto presente l'amministratore delegato rossonero, non tollererà più alcun calo di concentrazione, intimando ai rossoneri di vincere la Coppa Italia. Il Presidente Silvio Berlusconi, infatti, esige il 29esimo trofeo della sua epopea, e considera il successo del prossimo 21 maggio a Roma quale condizione necessaria per salvare questa stagione e, eventualmente, il progetto tecnico di Mihajlovic.
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Lo riporta questa mattina 'La Repubblica', che sottolinea, però, come l'allenatore serbo sia stato già per quattro volte sull'orlo della sostituzione con quello della Primavera, Cristian Brocchi, e come sia stato salvato, domenica dopo la sconfitta di Bergamo, dai veterani italiani del gruppo, Christian Abbiati in testa, che non hanno voluto ripartire da capo e si sono assunti le responsabilità del momento critico della squadra rossonera. Non tutti i giocatori, però, sembrano avere la stessa percezione e delicatezza della crisi del Milan, e delle opportunità di 'fare gruppo' che possono derivare dal ritiro di questi giorni a Milanello.
La moglie di Diego Lopez ha sollevato, su 'Instagram', dubbi sull'utilità del ritiro, tirando in ballo persino la richieste della figlia di poter stare con il padre; Philippe Mexès e M'baye Niang hanno postato una foto che li ritrae sorridenti sul lettino, facendo infuriare i tifosi, i quali, già di loro, sono piuttosto adirati con Jérémy Ménez ed ora anche con Carlos Bacca, letale quando indossa la maglia della Colombia, e giunto a Bergamo in versione fantasma. Mihajlovic, che a gennaio chiese invano Diego Perotti e, fortunatamente, riuscì a bloccare la cessione di Niang al Leicester già avallata da Berlusconi, assiste, deluso, a tutto ciò, e prepara la sfida di campionato di sabato contro la Juventus in un clima di incertezza societario più totale.
Sì, perché, ha sottolineato 'La Repubblica', da un lato c'è Silvio Berlusconi, che progetta un Milan tutto italiano, con Cristian Brocchi in panchina, all'insegna dell'austerity, con Manuel Locatelli in cabina di regia, e, magari, il rilancio di Mario Balotelli, mentre, dall'altro lato, c'è Adriano Galliani, capro espiatorio ideale per tutti gli errori di mercato (l'acquisto di Andrea Bertolacci, la cessione alla Roma di Stephan El Shaarawy, per esempio): il rischio è che nessun nuovo allenatore accetti il ruolo a giugno, in queste condizioni e, forse, ancora senza coppe europee.
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