Pianeta Milan archivio2015 MALDINI A GAZZETTA TV: “I VALORI DEL MILAN ERANO ALTRI. HO LITIGATO CON…”

MALDINI A GAZZETTA TV: “I VALORI DEL MILAN ERANO ALTRI. HO LITIGATO CON…”

Donato Bulfon

Paolo Maldini (fonte foto: www.palermomania.it)
L'ex terzino e capitano del Milan, Paolo Maldini, a Gazzetta Tv, ha rilasciato dichiarazioni molto interessanti sul Milan, la Nazionale e la sua carriera.Ecco le parole dell'ex numero 3 rossonero: "I miei erano anni diversi, era più facile unire il gruppo e poi si viveva di più tutti insieme. Ricordo che ero da poco in prima squadra, e l'esempio per me era Baresi che parlava poco ma in campo era fenomenale. La forza del Milan è da sempre la tradizione, oggi si punta poco sui veri valori del Milan, che sono altri rispetto a quelli sui quali ci si basa oggi. Il mio essere figlio d'arte? Non è stato facile invece, perchè sentivo i commenti degli altri genitori sin da quando ero bambino. Ma per me tutto questo è stato uno sprone, Liedholm mi ha lasciato tranquillo e poi mi ha fatto esordire". Maldini ripercorre poi le tappe della sua carriera: "La rivalità col Napoli nell'88? Maradona era un grande, parlava tanto ed era simpatico. Ma in campo era un mostro. Noi ci giocavamo tutto e dimostrammo li quello di cui eravamo capaci. La mia carriera è stata piena di momenti del genere. Ringrazio ognuno dei miei allenatori, in particolare Sacchi che mi ha insegnato tutto, Capello che mi ha fatto diventare un grande calciatore, ma anche Zaccheroni che cambiandomi ruolo mi ha allungato la carriera. E Ancelotti? E' stato l'uomo giusto al momento giusto. Un grande. Nella mia carriera ho i rimpianti di Italia 90 e i mondiali americani. Vincere in casa ci avrebbe reso immortali. A Usa 94, invece, c'erano condizioni quasi disumane, ci siamo abituati a fatica, peccato per quei rigori. Ero capitano, Baresi non era sicuro che recuperasse, come anche Baggio. Che amarezza ragazzi. Poi più avanti nel '96, quando perdemmo con la Repubblica Ceca all'Europeo, nacque mio figlio, quindi diciamo che la mente ha subito superato quella sconfitta. Nel '98 in Francia essere allenati da mio padre fu particolare, ero già capitano da diverso tempo. Nel 2000 pensavamo di aver vinto quell'Europeo, mentre nel 2002, il mio ultimo Mondiale, lo giocai male, venivo da quattro mesi di inattività, ma diciamo che fu tutto un Mondiale un po' strano, con il quale a 34 anni chiusi la mia esperienza in Nazionale".Ed ecco le parole sugli ultimi anni di carriera in rossonero: "Il 2003 fu un grande anno, dopo quel Mondiale in Corea. Mi davano per finito, e invece ho giocato tutte le gare fino alla finale di Manchester. Grande dimostrazione di forza. In generale sono contento che la gente mi ami ancora, vuol dire che ha capito che persona io sia sempre stato. Come, ad esempio, la dedica della Champions di Guardiola nel 2009, fantastica davvero. In campo ho cercato di essere sempre corretto, ma ho litigato con diversi colleghi come con Berti, Mutu, Materazzi. Lui mi fece espellere. Il sangue va, e quando si chiude la vena...Una volta volevo entrare duro su Serena, ma presi Baresi... Gli avversari più forti? Maradona, Ronaldo dei primi anni all'Inter e Zidane".