Milan, cosa ci insegna (ahimè) il bilancio dell'Inter
Lo so, è fastidioso. Dà terribilmente noia ammetterlo e fa malissimo anche solo scriverlo, ma prendere ad esempio l'Inter, a volte, è necessario. Anzi, è l'unica cosa utile da fare se si vuole guardare in faccia la realtà: negli ultimi anni, sull'altra sponda del Naviglio, sono stati più bravi di noi. Mentre noi contavamo i centesimi e accettavamo anni di austerity, loro sul campo hanno vinto, hanno giocato finali di Champions League (dove di solito noi vinciamo e non veniamo umiliati, sia chiaro) e, contemporaneamente, hanno rimesso a posto i conti, come confermano gli ultimi dati ufficiali di bilancio (secondo utile consecutivo, spese ridotte e ricavi superiori alle uscite).
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'Allora si può fare!', viene da pensare. Vincere e risanare, investire e mantenere in ordine i bilanci non è un'utopia fantascientifica. Ammettere queste cose ci costa fatica, ma vorremmo che questo bruciore, questo mal di pancia, questa stessa identica rabbia, ce l'avessero anche i vertici del Milan. Ciò che manda davvero ai matti è guardarci indietro, ricordare l'esclusione dalle Coppe accettata a testa bassa, anni di mercati a saldo zero e stagioni passate a veder giocare calciatori mediocri. E tutto questo per cosa? Quando il Milan ha finalmente avuto la forza economica per spingere, spendere e azzannare il campionato, ha sperperato. Ci dicevano che questo percorso di sacrifici ci avrebbe portato in vetta. Noi quella vetta la stiamo ancora aspettando, a meno che a Casa Milan non ci si accontenti di uno Scudetto ogni tanto o di un exploit isolato.
La lezione (ahimè) nerazzurra: mercato per il campo, non per il bilancio
Cosa si può e si deve imparare, quindi, dall'Inter? La prima lezione è che non serve fare follie e disastrare i conti per rimanere competitivi. L'Inter ha vinto e stravinto anche cedendo i suoi pezzi pregiati, come Hakimi e Lukaku. È passata da Conte a Inzaghi, fino a Chivu: tutti avvicendamenti che sulla carta somigliavano a un downgrade. Eppure hanno continuato a vincere. Il segreto? Fare mercato guardando al rettangolo verde e non solo alle plusvalenze. Se sostieni il tuo allenatore con scelte funzionali e calciatori di livello adatti al gioco, e non presi a casaccio tanto per fare numero, i risultati arrivano. E sì, ogni tanto anche un parametro zero di spessore internazionale fa bene sia al campo che al portafoglio, basta saperlo scegliere bene.Anno zero, vincoli zero: Cardinale, adesso basta scuse
Parliamoci chiaro. L'Inter ha risanato, ha costruito e si è mantenuta stabilmente in alto, compiendo quel percorso che a noi avevano dipinto come tecnicamente impossibile. Il popolo milanista ha accettato anni di mediocrità con la promessa di un grande salto che non è mai arrivato.Oggi Gerry Cardinale giura che questo è il suo "anno zero". Niente più vincoli, niente più l'ombra di Elliott, niente più parafulmini dietro cui nascondersi. E noi abbiamo apprezzato il suo mea culpa estivo, così come anche la rinnovata ambizione dimostrata sul mercato (anche se incompleto) e la coerenza di assecondare le idee dell'allenatore con prime scelte funzionali (Ramos, Gila, Moreira). Ma sia chiara una cosa: gli ultimi quattro anni nessuno li ha cancellati con un colpo di spugna. Questo resta comunque il suo quinto anno alla guida del Milan. Non si può far finta di niente e non lo si può dimenticare. Il tempo della transizione è scaduto. Adesso il Milan ha l'obbligo di dimostrare con i fatti di voler stare in alto. E questo passerà inevitabilmente dal lavoro sul campo, ma anche dal prossimo mercato di gennaio. A buon intenditor, poche parole. Come si traduce in inglese?
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