Viaggio nel cuore di Milan-Atalanta: l'analisi tattica della partita al cardiopalma vinta dai rossoneri
Milan-Atalanta, ieri sera a 'San Siro', è terminata 3-2 per il Diavolo di Rúben Amorim. Ecco l'analisi tattica di Lorenzo Lancini - Occhio al Talento per 'PianetaMilan.it'
La partita in breve
La settima giornata di campionato si chiude con cinque reti nella sfida tra Milan e Atalanta, ma sono i rossoneri a sorridere e a portare a casa i tre punti. Per 60 minuti abbiamo visto il miglior Milan della stagione, prima di assistere a un calo che ha rischiato di compromettere la vittoria.
Formazioni e cambiamenti tattici
Le formazioni ufficiali:
Atalanta (4-3-3): Carnesecchi, Bellanova, Kolasinac, Kristensen, Bernasconi, Samardžić, Ederson, Pašalić, De Ketelaere, Krstović, Rowe.
Milan-Atalanta Gila 19 ottobre 2026
Nel primo tempo, Kolasinac è uscito per infortunio, lasciando il posto a Obric. Nella ripresa sono entrati Gaetano e Zalewski per Pašalić e Rowe. Si è trattato di sostituzioni prevalentemente ruolo per ruolo, senza modifiche tattiche evidenti, anche se Gaetano si è dimostrato molto più mobile rispetto a Pašalić.
Nel finale sono entrati Zappacosta per Bernasconi, con un altro cambio ruolo per ruolo, e Scamacca per Samardžić. Quest'ultima sostituzione ha avuto una connotazione prevalentemente offensiva, alla ricerca del pareggio, e ha portato a una modifica del sistema di gioco: l'Atalanta è passata al 4-4-2, con il doppio terminale offensivo formato da Scamacca e Krstović.
Milan (3-4-2-1): Maignan; Gila, De Winter, Pavlović; Chukwueze, Musah, Modrić, Moreira; Rabiot, Pulisic; Gonçalo Ramos.
Nella ripresa sono entrati Hutchinson per Chukwueze, sulla corsia di destra, ed Estupiñán, Loftus-Cheek e Jashari per Pulisic, Modrić e Musah. Queste sostituzioni hanno modificato alcune posizioni in campo: in particolare, Rabiot si è abbassato sulla linea di centrocampo insieme a Jashari, mentre Loftus-Cheek si è posizionato sulla trequarti con Moreira, che si è alzato dalla posizione di esterno sinistro occupata da Estupiñán.
Nel finale è entrato Tomori per Gila. In questo caso non ci sono stati cambiamenti significativi nelle posizioni o nell'assetto tattico della squadra.
Come ha giocato l'Atalanta
Per 60 minuti gli ospiti hanno potuto soltanto cercare di arginare il gioco rossonero e limitare i danni. Nell'ultima mezz'ora, invece, complice un atteggiamento troppo sicuro del Milan e le sostituzioni azzeccate di Sarri, la Dea ha ritrovato organizzazione e fiducia, sfiorando una clamorosa rimonta.
Abbiamo visto soprattutto un gioco sviluppato sulle corsie esterne, con le sovrapposizioni dei terzini e la ricerca della profondità per mettere in difficoltà la retroguardia rossonera.
Come ha giocato il Milan
Il Milan ha giocato in maniera organizzata, dando l'impressione che ogni interprete sapesse esattamente cosa fare in campo. Sono stati sfruttati soprattutto i recuperi alti del pallone, le conduzioni palla al piede — come nell'azione che ha portato al primo rigore, con Musah avanzato fino al limite dell'area —, le corsie esterne e la capacità degli interpreti offensivi di leggere il gioco e attaccare gli spazi con i tempi corretti.
In fase di impostazione, almeno nel primo tempo, si notava Rabiot più largo a destra e Chukwueze più avanzato, a ridosso di Ramos. A mio modo di vedere, questa disposizione era pensata per offrire un'alternativa in costruzione qualora il play rossonero o il suo principale supporto fossero stati marcati.
Da segnalare anche che, nella prima costruzione, Musah si alternava con Luka Modrić nel compito di regia. In fase di non possesso, invece, Gila usciva sul terminale offensivo più avanzato sul lato sinistro dell'Atalanta, mentre Moreira si abbassava sulla linea dei difensori centrali, formando una sorta di linea difensiva a quattro.
Dove l'Atalanta ha fatto male
Gli ospiti sono riusciti a riaprire la partita sfruttando le corsie esterne. In particolare, hanno cercato il movimento incontro di un attaccante, seguito da un uno-due che permetteva al terzino di attaccare la profondità. È quanto accaduto in occasione del gol del 3-2 e nell'azione in cui Maignan ha compiuto un miracolo su Zappacosta, salvando il risultato.
Inoltre, l'Atalanta ha saputo sfruttare la posizione di Gaetano e i suoi inserimenti, che spesso non venivano seguiti adeguatamente dalla retroguardia della squadra di Amorim. Questo ha consentito al giovane italiano di rendersi pericoloso e di segnare anche la prima rete degli ospiti.
Dove il Milan ha colpito
Amorim ha saputo leggere bene la partita, individuando i punti deboli degli avversari. In particolare, il Milan ha sfruttato le situazioni di superiorità numerica e gli spazi tra il centrocampo e la difesa ospite.
Non a caso, entrambi i rigori sono nati da incursioni palla al piede e da conclusioni dalla distanza deviate con le mani. Anche la rete del momentaneo 2-0 di Rabiot è arrivata da un attacco dello spazio: il francese si è inserito alle spalle di Ederson e davanti a Kristensen, venendo servito da un ottimo Moreira.
I duelli chiave: chi li ha vinti?
I duelli che avevamo individuato alla vigilia riguardavano soprattutto le due difese e i rispettivi portieri, chiamati ad arginare gli attacchi avversari.
Possiamo parlare di un esito complessivamente equilibrato, perché la gara si è divisa in due fasi ben distinte. Nella prima ora di gioco il Milan ha dominato, vincendo il confronto con la difesa avversaria e segnando tre reti. Nell'ultima mezz'ora, invece, i ruoli si sono in parte invertiti: la Dea ha alzato il livello della propria prestazione, mettendo in difficoltà i rossoneri e arrivando fino al 3-2 finale.
La chiave tattica: confermata o smentita?
Nella nostra analisi pre-partita avevamo previsto che l'Atalanta avrebbe potuto esercitare una forte pressione nei primi 15-20 minuti, cercando fin da subito di imporre il proprio ritmo e il proprio gioco.
La partita ha però mostrato uno scenario opposto: fin dall'inizio, i rossoneri hanno avuto in mano il pallino del gioco, riuscendo a imporre ritmo e intensità e a mettere in difficoltà gli ospiti.
Avevamo inoltre indicato i duelli e i contrasti individuali come possibili fattori decisivi, ipotizzando che la squadra capace di vincerne di più avrebbe avuto maggiori possibilità di conquistare i tre punti.
Anche questa chiave ha trovato riscontro in campo: per entrambe le squadre, i momenti in cui sono riuscite a produrre occasioni e a rendersi più pericolose sono coincisi con le fasi in cui hanno vinto più duelli e contrasti, riuscendo così a mettere maggiore pressione sulla difesa avversaria.
Cosa ha funzionato e cosa no per il Milan
La prima ora di gioco è stata quasi perfetta: il Milan ha dominato la partita, aggredendo subito gli ospiti, recuperando rapidamente il pallone e vincendo molti duelli sulle seconde palle. A funzionare sono state la fase difensiva, precisa e puntuale, le conduzioni palla al piede e i meccanismi di gioco di Amorim, che hanno saputo fare la differenza.
A non aver funzionato è stata l'ultima mezz'ora, condizionata da un atteggiamento che definirei troppo sicuro, quasi presuntuoso, da parte del Milan. Alla Dea va dato il merito di non aver mai mollato. Gli ospiti si sono resi pericolosi sulle corsie esterne per diverse azioni consecutive e il reparto difensivo rossonero non è riuscito ad arginare questa situazione, nonostante alcuni giocatori fossero entrati in campo da poco.
In particolare, alcuni elementi, per l'ennesima volta, hanno dimostrato di non essere ancora all'altezza delle aspettative, commettendo errori che hanno messo seriamente a rischio i tre punti. A questo punto viene da chiedersi se il problema riguardi soltanto i singoli giocatori oppure anche le scelte di chi continua a inserirli, nonostante le prestazioni sembrino peggiorare di partita in partita.
Al di là delle responsabilità individuali, però, a preoccuparmi è soprattutto l'atteggiamento mostrato negli ultimi 30 minuti. Una situazione che si era già vista nel finale contro il Torino e nel primo tempo contro la Lazio. Sono cali che possono compromettere una partita e mettere a rischio gli obiettivi stagionali.
Conclusione: cosa ci lascia questa partita
Concludo dicendo che, nonostante la vittoria, rimane l'amaro in bocca per aver macchiato una prestazione da incorniciare, almeno per quanto visto nei primi 60 minuti.
Il gioco mostrato e la qualità della prestazione offerta domenica sera non sono in discussione. A preoccupare i tifosi, però, è l'atteggiamento con cui la squadra ha affrontato la parte finale della partita, rischiando di vanificare quanto di buono costruito in precedenza.
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