Pianeta Milan Rubriche Editoriali e Analisi Leao massacrato in Turchia, ma a Milano lo sapevamo già: aveva ragione Maldini

Leao massacrato in Turchia, ma a Milano lo sapevamo già: aveva ragione Maldini

Matteo Ronchetti
Tra i palloni persi al Galatasaray e l’illusione del piedistallo: perché il crollo di Rafa non ci sorprende più.

Vedere le immagini che arrivano da Istanbul fa un effetto strano. Da una parte c'è la tentazione di fare un sorriso amaro, dall'altra una sincera malinconia. In Turchia i tifosi del Galatasaray sono letteralmente infuriati con Rafael Leao, la stampa locale parla già di "flop dell'anno" dopo i 21 palloni persi nell'ultimo match e sui social i commenti non si contano.

“20 milioni all'anno per vedere uno che cammina in campo? Ridatelo indietro subito” scrive un tifoso su X. Un altro ci va ancora più pesante: “Pensava che la Süper Lig fosse un set fotografico per i suoi trend. Qualcuno gli spieghi che qui si deve correre”.

A Istanbul si stupiscono, si interrogano, si disperano. Noi a Milano, invece, guardiamo la scena senza alcuna sorpresa. Anzi, se c'è una cosa che stupisce davvero, è proprio lo stupore degli altri. Perché la sceneggiatura è esattamente la stessa che abbiamo visto scorrere per anni a San Siro.

La profezia di Paolo Maldini e il limite di Rafa

Alla fine, aveva maledettamente ragione Paolo Maldini. Rafa è rimasto questo: un giocatore da Instagram. Un talento racchiuso in una clip da trenta secondi, una fiammata da inserire in un reel con la musica giusta in sottofondo, intervallata da sorrisi indolenti e ciondolamenti che a lungo andare svuotano la pazienza di qualsiasi tifoso. Gli si vuole bene, sia chiaro. È impossibile non affezionarsi a un ragazzo che, quando si accendeva, dava la sensazione di poter spaccare il mondo in due con una sola accelerazione. Ma il calcio d'élite non vive di potenzialità infinite mai espresse; vive di continuità, di ferocia, di "fame". E la fame, a Leao, è sempre sembrata una sensazione del tutto sconosciuta.
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L'illusione del piedistallo e il talento dissipato

Il peccato originale è stato quello di averlo messo – o che si sia messo da solo – su un piedistallo troppo alto. Gli è stato fatto credere, tra contratti faraonici, copertine e proclami, di essere un top player mondiale, un fuoriclasse sullo stesso piano dei Mbappé o dei Vinicius. La verità, cruda e indiscutibile, è che Rafa non è mai stato a quel livello. Ma la narrazione attorno a lui era così forte che lui ci ha creduto. Si è guardato allo specchio, si è visto bellissimo, e si è seduto. Comodamente.
Oggi il suo destino non è più un problema del Milan, e le sue prestazioni non spostano un solo millimetro dei nostri obiettivi stagionali. Eppure, non si può restare del tutto indifferenti. Fa una profonda tristezza vedere un talento così puro e cristallino venire dissipato in questo modo, un pezzo alla volta, preferendo la pigrizia all'ambizione.

Buona fortuna a Istanbul, Rafa. Ma la sensazione è che, finché non cambierà quella testa, l'unica cosa che continuerà a brillare sarà lo schermo del suo smartphone.

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