Due colpi da circa 80 milioni complessivi che non hanno girato. Nel calcio, quando spendi queste cifre e non centri la qualificazione in Champions League, il conto arriva sempre al direttore sportivo.
Un raggio d'azione limitato: i paradossi del mercato
—Ma quanto ha potuto davvero agire a mano libera Igli Tare? Poco, pochissimo, fin dal primo giorno. La sua è stata una gestione costantemente imbrigliata da paletti societari e scelte piovute dall'alto:
• Il caso Samuele Ricci: Al suo arrivo a Milano, Tare ha trovato il centrocampista ex Torino già bloccato e acquistato a gennaio dal CEO Giorgio Furlani sotto la solita regia dell'agente Busardò. Un'operazione non cercata da Tare e, ironia della sorte, nemmeno gradita da Massimiliano Allegri.
• Il paradosso di gennaio: Nel mercato di riparazione invernale, Tare si muove al risparmio estremo bloccando Niclas Füllkrug a parametro zero a causa della cronica mancanza di budget. Pochi giorni dopo, assiste al tentativo (poi sfumato) di Furlani di piazzare un colpo da 30 milioni di euro per Jean-Philippe Mateta. Due visioni opposte, due anime nello stesso club che fotografano perfettamente le difficoltà operative in cui l'albanese si è trovato a navigare.
Milanello: il regno in cui la proprietà era bandita
—Se in via Aldo Rossi le dinamiche erano complesse, a Milanello la musica era diversa. Quello era il regno di Tare. Un recinto sacro in cui il dirigente ha saputo fare scudo, vietando quasi fisicamente l'ingresso e le invasioni di campo a una proprietà percepita come distante. Lì dentro, Tare ha convinto tutti, entrando in totale empatia con lo spogliatoio. Chiedere per conferma a Mike Maignan, che proprio grazie alla mediazione quotidiana e al carisma dell'ormai ex DS aveva aperto in modo convinto ai dialoghi per il rinnovo di contratto.
Il "cuore di pietra" di RedBird
—Ora le strade si separano, e l'amarezza resta tanta. Il Milan saluta un altro dirigente che ha dato l'anima, ricevendo in cambio la solita, fredda gratitudine aziendale. Tare paga l'alleanza mai nascosta con Allegri e, soprattutto, un feeling mai sbocciato con Zlatan Ibrahimović. Nonostante le premesse e le radici balcaniche comuni che sembravano poter favorire un'intesa, le visioni sulla gestione del club si sono rivelate inconciliabili.
L'addio si è consumato attraverso il solito comunicato stampa algido e burocratico. D'altronde, questa proprietà statunitense ha dimostrato di avere un cuore di pietra già in passato, quando liquidò senza troppi complimenti Paolo Maldini.
Oggi, però, a fare la differenza sono i sentimenti del popolo rossonero. Nonostante un'annata disastrosa, nonostante gli errori di mercato e i cortocircuiti societari, il tifoso del Milan sa distinguere chi lavora per la poltrona da chi ci mette la faccia e il cuore. Grazie di tutto per l'impegno e la dedizione. Ciao Igli, cuore rossonero.
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