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Furia Maldini: svelato il motivo dello strappo con Safi, candidato Presidente del Fenerbahçe

Daniele Triolo Redattore 
Fenerbahçe, Aziz Yıldırım vince le elezioni. Salta il piano di Hakan Safi e Paolo Maldini rompe il sodalizio con effetto immediato. I dettagli del dietrofont dell'ex rossonero nei confronti del candidato alla presidenza sconfitto

Si sono concluse con un verdetto netto e insindacabile le attesissime elezioni presidenziali al Fenerbahçe, uno dei club più gloriosi, caldi e ricchi del panorama calcistico in Turchia. Con un totale di 17.245 preferenze, a trionfare è stato Aziz Yıldırım, figura storica del calcio turco che torna così a occupare la poltrona più alta del sodalizio gialloblù, già guidato consecutivamente tra il 1999 e il 2018. Si è fermato invece a quota 9.927 voti lo sfidante Hakan Safi, la cui campagna elettorale, basata su promesse faraoniche e nomi altisonanti, non è bastata a convincere la base dei soci.

Il piano strategico di Safi si reggeva su una narrazione di mercato a dir poco clamorosa, finalizzata a portare a Istanbul un instant-team di livello mondiale. Tra le promesse sbandierate ai quattro venti spiccavano i profili di Robert Lewandowski, Hakan Çalhanoğlu, Merih Demiral, Mason Greenwood e Luís Suárez. Un progetto monumentale che, tuttavia, è franato sotto il peso dei numeri delle urne e di clamorosi passi falsi diplomatici.

Il retroscena: Paolo Maldini e il viaggio in Turchia

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Il vero asso nella manica su cui Hakan Safi aveva costruito la propria credibilità internazionale era rappresentato dalla figura di Paolo Maldini. L'idea del candidato sconfitto era quella di consegnare le chiavi dell'intera area manageriale e sportiva del Fenerbahçe proprio all'ex leggenda e capitano del Milan, reduce dall'esperienza come direttore dell'area tecnica rossonera dal 2018 al 2023.

I rapporti tra i due erano solidi. Tanto che Maldini è stato avvistato molto spesso in Turchia nell'ultimo periodo, ospite dell'amico Safi, con il quale aveva iniziato a dibattere in modo fitto e concreto sulle strategie di programmazione sportiva per i "Canarini". La vicinanza tra l'ex dirigente rossonero e l'imprenditore turco si è concretizzata fino alla giornata di sabato, in occasione dell'assemblea generale dei soci del club. Un appuntamento cruciale da cui, però, Maldini è uscito visibilmente contrariato, abbandonando anzitempo la scena.


I motivi della rottura: la tutela dell'immagine professionale

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I motivi del brusco e improvviso strappo risiedono interamente nella divergenza di vedute etiche e professionali riguardo alla gestione della comunicazione. A Paolo Maldini non è piaciuto per nulla l'atteggiamento mediatico di Safi, colpevole di aver pubblicizzato e sbandierato trattative di mercato colossali come se fossero già concluse e formalizzate. Senza che vi fossero reali presupposti  contrattuali.

Uscite pubbliche aggressive e populiste che Maldini ha considerato fortemente dannose e lesive per la propria credibilità e immagine professionale, costruita in decenni di carriera specchiata sia sul campo che dietro la scrivania. Da qui la decisione irrevocabile: interruzione del sodalizio con effetto immediato. Paolo Maldini non assumerà alcuna carica all'interno del board del Fenerbahçe. A questo punto, è da escludere anche una sua eventuale collaborazione nelle vesti di consulente esterno privato di Safi.