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Ambrosini: “Calhanoglu può essere la sorpresa dell’anno. Su Giampaolo…”

Salvatore Cantone

Massimo Ambrosini, ex centrocampista del Milan, ha rilasciato una lunga intervista alla "Gazzetta dello Sport" in vista del derby di domani

ULTIME MILAN - Massimo Ambrosini, ex giocatore del Milan, ha rilasciato una lunga e interessante intervista alla Gazzetta delloSport: "Giampaolo? Mi piace perché conosce molto bene il calcio. E’ un lavoratore maniacale e le sue squadre hanno idee precise. E’ un grande pregio: alcuni tecnici fanno fatica a trasmetterle. Va valutato in un arco temporale che non può essere breve. E’ giusto che chieda tempo e concordo quando dice che andrà avanti per la sua strada: i suoi principi li deve portare avanti, anche se in realtà è già dovuto scendere a qualche compromesso. Spostare un giocatore o fare certi adattamenti che stiamo vedendo, dimostra che ha già iniziato a confrontarsi con certe dinamiche".

Uno degli spostamenti riguarda Paquetà, a cui ha chiesto meno «brasilianità».

«Sono d’accordo col mister. Paquetà ha dimostrato qualità, ma deve ancora capire che in Italia si gioca con intensità, ritmo e velocità tali che le proprie qualità bisogna farle vedere una frazione di secondo prima. Mostrarle più spesso e con più concretezza. Può essere un trequartista perché è in grado di avere l’intuizione per mandare i compagni in porta. E può giocare tranquillamente anche da punta esterna in un 4-3-3. La mezzala mi pare più difficoltoso».

Rebic invece per ora i tempi li ha bruciati. Lei ci ha giocato insieme a Firenze: che tipo è?

«Si vedeva già che era sbarazzino e un po’ incosciente. Userei, bonariamente, il termine selvaggio. Il Milan ha bisogno di interpreti come lui che strappino, che abbiano cambio di passo, guizzo e potenza, perché in generale ha giocatori molto lineari. Non avrà problemi, fisicamente è una bestia».

A proposito di giocatori pronti, l’altro giorno Boban ha incoronato Donnarumma leader: ci sta?

«Ampiamente. Dopo tutto quello che gli è successo l’ho visto molto maturato, anche dal punto di vista gestionale e dello stare in campo. Però non so se nello spogliatoio sia in grado di prendersi responsabilità a livello verbale, su questo dovrà mettersi alla prova».

Contento per Boban?

«E’ un ritorno romantico. Con lui ho un ottimo rapporto, anche se gli tolsi il posto quando voleva giocare centrocampista centrale nel 3-4-3 di Zaccheroni, ma proprio non ce la faceva (risata, ndr). E’ un ragazzo di una cultura rara nel mondo del calcio. Ha notevoli capacità relazionali e di intendere le emozioni delle persone. In termini di conoscenze, relazioni e modo di gestire è l’uomo giusto. Se ha punzecchiato Giampaolo sul gioco è perché ha una cultura dell’estetica molto spiccata, è sempre stato un cultore del bello. Quello che dice e fa va in questo senso».

Accanto a Zvone c’è un altro che lei conosce benino...

«Maldini rispetto all’anno scorso è cambiato, lo vedo ancora più sereno, più consapevole del ruolo, ha la volontà di incidere. Il ruolo suo e di Boban saranno molto importanti con un tecnico come Giampaolo, perché occorrono condivisione e supporto. Paolo e Zvone hanno un’empatia formidabile, sono una bella coppia. Lo vedevo già da giocatori. E Massara completa bene il trio. Ma va lasciato tempo a tutti».

Gattuso invece ha scelto di dare un taglio netto.

«Ha fatto una scelta di cuore e quindi non deve avere rimpianti. Con ciò che aveva ha svolto un lavoro eccezionale, ottenendo il massimo».

Piatek ha davvero terminato il digiuno?

«Ha fatto vedere le sue qualità, ma ora deve dimostrare di saper gestire la pressione. E’ il numero 9 del Milan e questo significa vivere con la pressione da quando ti svegli a quando vai a dormire. Deve capire che la richiesta di incrementare il gioco della squadra non gli toglie nulla sotto porta».

Ma Suso può fare o no il trequartista?

«All’inizio ero un po’ dubbioso, ma se Giampaolo si è esposto in modo così deciso vuol dire che ha visto delle cose. Jesus può fare la differenza soprattutto se sei in controllo costante della partita. A me Giampaolo piace e mi fido di lui e delle sue idee. Occorre tempo per trovare identità, ma il Milan deve affidarsi alle idee del proprio tecnico, mettersi nelle sue mani».

Un giudizio sul mercato?

«Intrigante, con una logica. Krunic per esempio è estremamente funzionale per le idee del tecnico, Bennacer un talento, di Leao mi parlano tutti in modo eccellente, Hernandez può togliere linearità come Rebic. Ma per arrivare quarto il Milan dovrà spremere il massimo delle proprie possibilità».

Chi può essere l’uomo sorpresa dell’anno?

«Calhanoglu può rendere di più. Sa fare tante cose, però lo attendo in modo più costante sotto porta. Ma non dimentichiamo che dei sei punti rossoneri molto passa da lui».

Il derby del cuore?

«Il primo (marzo 1996, ndr). Ho ancora nella mente il colpo d’occhio di San Siro, ero un ragazzino, perdemmo ma che emozione. E poi ovviamente quello che ci portò in finale di Champions».

Questa sfida come la vede?

«Molto equilibrata. Per quanto riguarda il Milan, è più facile giocare bene contro le grandi squadre, perché hai più spazi».

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