Retroscena Milan: tutti i "no" incassati da Cardinale prima di scegliere Amorim e dirigenti
Lunedì 25 maggio rimarrà una data spartiacque nella storia moderna del Milan. Dopo il fallimento sportivo dell'ultima stagione, il managing partner del fondo RedBird e proprietario del club, Gerry Cardinale, ha azzerato i vertici societari licenziando in un colpo solo l'amministratore delegato Giorgio Furlani, il direttore tecnico Geoffrey Moncada, il direttore sportivo Igli Tare e l'allenatore Massimiliano Allegri. Un repulisti drastico, arrivato però senza paracadute: la proprietà ha scelto la via della tabula rasa prima ancora di avere in mano le alternative per la ricostruzione.
AC Milan Iraola Rangnick 22 giugno 2026
Un mese di casting e porte sbarrate: il retroscena di una trattativa complessa
Soltanto nella serata di ieri, dopo quasi un mese di vuoto di potere interrotto solo dalla nomina del tecnico portoghese Rúben Amorim il 16 giugno, Cardinale ha definito il nuovo organigramma di Via Aldo Rossi. Come ricostruito dettagliatamente da La Gazzetta dello Sport oggi in edicola, la nascita di questa nuova struttura collegiale non è stata una prima scelta lineare, bensì il risultato di un mese di casting faticosi, trattative serrate e clamorosi rifiuti da parte dei principali profili internazionali sondati.Il primo deciso "no" incassato dal Diavolo è stato quello di Andoni Iraola. L'allenatore basco, in uscita dal Bournemouth, era stato individuato da Furlani e Moncada già nel periodo in cui Allegri sembrava destinato al Napoli. Il terremoto societario ai vertici del Milan ha però destabilizzato i piani: Iraola, di fronte all'incertezza del progetto rossonero, ha preferito accettare la panchina del Liverpool, costringendo il Milan a virare su altri profili.
Da Pochettino al grande rifiuto di Ralf Rangnick
La dirigenza ha successivamente avviato contatti concreti con Mauricio Pochettino (attuale Commissario Tecnico degli Stati Uniti d'America) e con Oliver Glasner, reduce dall'esperienza al Crystal Palace. Nonostante l'interesse, a entrambi il Milan ha alla fine preferito la proposta tecnica di Amorim. Ben più complessa e dolorosa è stata invece la trattativa con Ralf Rangnick.Il manager tedesco, già vicinissimo alla panchina rossonera nel 2020, era stato richiamato per assumere il ruolo di Head of Football. L'accordo è sfumato per precise pretese della controparte: Rangnick ha preteso una totale autonomia tecnica che escludesse Zlatan Ibrahimović dai giochi strategici, oltre a una netta chiarezza sulla totale gestione dell'area sportiva. Il Milan ha scelto di non rispondere a queste condizioni e il tecnico ha preferito rinnovare il suo impegno come Commissario Tecnico della Nazionale austriaca.
Il muro dell'Eintracht e i no di Henrique e Pinto
Fallita la pista Rangnick, l'obiettivo si era spostato in Bundesliga su Markus Krösche, che nei piani di Cardinale sarebbe dovuto arrivare da Francoforte insieme al suo braccio destro Timmo Hardung nel ruolo di direttore sportivo classico. L'operazione è stata bloccata sul nascere dall'Eintracht Francoforte, che ha negato il via libera ai propri tesserati blindandoli rigidamente.Gli ultimi disperati sondaggi per l'area sportiva hanno riguardato due profili profondamente conoscitori del mercato europeo:
- Antero Henrique: dirigente di spessore internazionale e, tra l'altro, cognato del nuovo tecnico Amorim.
- Tiago Pinto: attuale DS del Bournemouth ed ex general manager della Roma.
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