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Festa: “Yonghong Li è scomparso. Così come i 500 milioni dell’acquisizione”

Redazione

L'inchiesta di Carlo Paolo Festa, giornalista de 'Il Sole 24 Ore', in merito l'ascesa, il regno e la fine dell'impero di Yonghong Li al Milan
01:09 min

Il giornalista de 'Il Sole 24 Ore', Carlo Paolo Festa, ha pubblicato sul suo blog personale, 'The Insider', un'inchiesta relativa l'ascesa, il regno e la fine del tormentato impero dell'imprenditore cinese Yonghong Li alla guida del Milan. La riportiamo qui di seguito integralmente:

“Immaginatevi un’autostrada che porta diretta a un burrone. Insomma, morte sicura. Ma un chilometro prima, per fortuna, ci sono almeno due uscite di emergenza da imboccare per mettersi in salvo. Ma il guidatore decide di continuare sull’autostrada e di finire nel burrone. Come definireste colui che fa una scelta di questo tipo? Un suicida? Un folle? Ecco Yonghong Li ha più o meno preso una decisione di questo tipo, anche se sul tavolo non c’era per fortuna la vita ma oltre 500 milioni di euro, cioè la cifra persa con il passaggio del Milan ad Elliott – scrive Festa -. Il problema e’ che non si capisce perché Yonghong Li abbia fatto cosi’. Spieghiamoci meglio. Proprio chi scrive, il 14 aprile dello scorso anno, cioè il giorno del closing, ha previsto questo finale con decine di articoli che mettevano in evidenza le incongruenze di Yonghong Li. Al punto da scrivere anche un libro con titolo profetico”.

“Ora a distanza di 15 mesi bisogna porsi tanti quesiti – prosegue il giornalista -. Yonghong Li non e’ infatti, secondo le testimonianze passate, ne’ un folle ne’ un suicida. Lo testimonia la Consob cinese quando gli ha comminato una multa per un’operazione di Borsa. Lo testimoniano decine di articoli, sempre su giornali cinesi, sulla sua attività imprenditoriale passata e sui tanti prestanome che sono apparsi in passato. Fino a un caso di doppia identità. I soldi di Yonghong Li arrivavano misteriosamente tramite triangolazioni nei paradisi fiscali per arrivare poi da li in Lussemburgo e quindi in Italia. I conti delle banche italiane ricevevano quei soldi. Prima quello di Fininvest in Unicredit, poi chiuso dopo l’acquisizione. Poi, per gli aumenti di capitale di Yonghong Li, quello di Bpm del Milan, della filiale di via Turati: un conto utilizzato dal Milan già nell’era del Biscione. Il problema che resta da capire, il nodo da sciogliere, e’ se questi soldi rispettavano o meno il requisito bancario della kyc, cioè know your customer, conosci il tuo cliente. Se lo deve essere chiesto Banca d’Italia che ha lanciato degli Sos su alcuni flussi di capitali, circa 200 milioni di euro, alla Procura di Milano, che ha poi aperto un fascicolo senza indagati e senza ipotesi di reato”.

“Riuscire a far arrivare non e’ comune a tutti – scrive poi Festa -. Yonghong Li ha un patrimonio modesto in Cina. Non e’ mai stato supportato dal Governo cinese, malgrado tutte le bufale che giravano a suo tempo. Parte di quei soldi sono arrivati da Huarong, il gestore di capitali cinese. Ma non si trattava di un impegno diretto di Huarong, quanto piuttosto di un prestito oppure di un ruolo da società fiduciaria, per coprire, schermare qualcuno che voleva restare sconosciuto. Un’altra piccola parte sono arrivati da una piccola società con sede alle Cayman, Teamway, che qualche mese prima faceva capo a una star del cinema cinese e a suo marito, noti per essere stati sanzionati entrambi dalla Consob cinese”.

“Yonghong Li doveva avere il suo quartier generale ad Hong Kong – rivela poi il giornalista de 'Il Sole 24 Ore' -. Ma immaginatevi la sorpresa della corrispondente di Reuters ad Hong Kong quando entrando nella stanzetta al decimo piano, indicata come quartier generale di Yonghong Li, si è ritrovata davanti due scatoloni, telefoni staccati per non aver pagato le bollette e piatti con dentro vermi. Il tutto testimoniato da immagini svelate in Italia da Report. Ma torniamo all’acquisizione e al finanziamento con Elliott. Sono passati 15 mesi dall’aprile dello scorso anno quando il fondo americano di Paul Singer, grazie a un prestito da 303 milioni di euro, permise al cinese Yonghong Li di acquistare il club rossonero da Fininvest e di pianificare la economicamente sontuosa campagna acquisti della scorsa stagione. A posteriori quella mossa, che già a quel tempo era apparsa assai rischiosa, si è rivelata un vero boomerang per l’uomo d’affari cinese che verrà ricordato per essere stato non soltanto il peggior Presidente della storia rossonera (con la squalifica di un anno nelle coppe da parte della UEFA), ma anche come colui che ha perso più soldi (circa 500 milioni) nel minor tempo possibile (15 mesi) nella storia del calcio”.

Eppure il cinese Yonghong Li . Avrebbe potuto raggiungere un accordo con lo statunitense Rocco Commisso, accettare una minoranza e limitare le perdite ben prima del venerdì della scorsa settimana quando il suo veicolo lussemburghese, Rossoneri Lux, e’ finito in default con Elliott per soli 32 milioni, rispetto ai 500 milioni già versati. Avrebbe potuto valutare anche l’offerta della famiglia Ricketts. Invece Yonghong Li ha continuato nella sua folle corsa che lo ha portato direttamente verso la rovina economica senza batter ciglio. Come definire altrimenti la perdita non soltanto del Milan, ma anche di un investimento di oltre 500 milioni di euro? Per lui che, assieme alla moglie, po’ contare su un patrimonio personale più o meno della stessa cifra. Il futuro, forse, svelerà chi è veramente Yonghong Li e perché si sia avventurato in questa strada senza uscita”.

“Per ora le ultime indiscrezioni lo darebbero impegnato a trovare fuori tempo massimo una soluzione da presentare ad Elliott per limitare i danni – le parole di Festa -. Forse arrivando anche a un contenzioso legale. Ma il gruppo americano, che nell’operazione ha agito tramite uno dei suoi fondi di debito, probabilmente non gli lascerà nulla. Nel comunicato diffuso nella notte tra martedì e mercoledì da New York non è nemmeno stata fatta menzione di quello che fino a due giorni prima era l’azionista di controllo del club. Ora, nelle pieghe del contratto di finanziamento firmato con Elliott 15 mesi fa, resta da capire se esista o meno una clausola a sua parziale difesa, che gli possa consentire di usufruire dell’extra profitto, eccedente il rimborso di Elliott e dei creditori, in caso di futura vendita del club rossonero. Tuttavia parrebbe che questa clausola non esista e che quindi l’uomo d’affari cinese difficilmente riuscirà ad ottenere qualcosa se non forse avviando una causa legale, che potrebbe essere lunga e faticosa. In ogni caso la domanda sorge spontanea: perché Yonghong Li ha accettato 15 mesi fa un contratto così penalizzante? Un vero contratto capestro”.

“Ora di Mr Li, l’uomo d’affari che non conosceva l’inglese, che parlava un dialetto mandarino molto stretto, che non ha mai voluto apparire davanti alla stampa, che non ha mai voluto rilasciare interviste, il cinese con l’unghia del mignolo lunghissima (un vezzo che in Cina e’ di moda tra i cinesi usciti dalla poverta’) non c'è più traccia ne’ negli articoli dei giornali, ne’ tra i tifosi, ne’ nel mondo finanziario – conclude -. Yonghong Li è scomparso nello stesso modo con il quale era apparso, improvvisamente e misteriosamente, 15 mesi prima nell’accordo firmato con Fininvest”. Ora il Milan, però, è in mano ad Elliott:

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