Pianeta Milan News Milan Rassegna stampa Baresi, "più completo di Beckenbauer": così ha cambiato la storia del libero

Baresi, "più completo di Beckenbauer": così ha cambiato la storia del libero

Redazione PianetaMilan.it
Dal catenaccio alla difesa moderna: Franco Baresi ha trasformato il ruolo del libero, unendo leadership, fase difensiva e capacità di costruire il gioco dal basso

Per capire fino in fondo la grandezza di Franco Baresi bisogna necessariamente ripercorrere la storia di un ruolo che lui stesso ha contribuito a trasformare: quello del libero, l'ultimo baluardo difensivo prima del portiere, nato nel calcio italiano come figura quasi esclusivamente di rottura e diventato, nelle mani di pochi grandi interpreti, molto di più.

Le origini del ruolo affondano nel "catenaccio" all'italiana, quando tecnici come Nereo Rocco disegnavano difese impenetrabili attorno a stopper rocciosi e liberi il cui unico compito era spazzare via ogni pericolo. Il primo vero rivoluzionario di questa impostazione fu Armando Picchi, libero della grande Inter di Herrera negli anni Sessanta: un giocatore arretrato ma già capace di leggere gli spazi con intelligenza superiore alla media.

La nascita del vero libero: i due Franz e Scirea

Come analizzato da La Gazzetta dello Sport, fu però Franz Beckenbauer, in Germania, a portare il ruolo a un livello superiore, trasformando il libero da semplice ultimo difensore a vero e proprio "regista arretrato", capace non solo di offrire prestazioni rocciose difensivamente ma anche di costruire l'azione dal basso. Un modello che avrebbe ispirato l'intero calcio europeo e che in Italia avrebbe trovato in Gaetano Scirea (libero della Juventus e Campione del Mondo nel 1982) uno dei suoi primi e massimi interpreti.

In questo solco si inserisce la parabola di Baresi, che secondo diversi addetti ai lavori avrebbe portato il ruolo alla sua definizione più completa. A differenza dei suoi predecessori, Baresi univa infatti doti fisiche e temperamento da vero difensore alla capacità di giocare il pallone con entrambi i piedi e di uscire dalla linea difensiva con personalità, rendendo la sua interpretazione della posizione unica e innovativa. Un giudizio condiviso anche da Nils Liedholm, che lo lanciò in rossonero cogliendo il suo potenziale e lo definì, senza paura, "un difensore e un attaccante allo stesso tempo, più completo di Beckenbauer perché esprime un maggiore temperamento nel tackle".

Il salto di livello

Il grande salto tra le leggende del calcio avviene però con Arrigo Sacchi. Con lui i difensori sono allineati e apparentemente Franco non ricopre più il ruolo di "libero", anche se la sua anima calcistica rimane fedele alle proprie caratteristiche. Arrivato Fabio Capello, che ritorna ad un calcio classicamente italiano, Baresi si è ormai affermato come un campione indiscusso e, di conseguenza, ogni concessione nei suoi confronti è lecita e dovuta: può giocare come vuole.

Baresi, dopo il ritiro di Scirea, diventa il libero della Nazionale. Sfiora il titolo Mondiale (già conquistato nel 1982) per ben due volte, con il Mondiale del 1994 che pesa forse più di tutti: operatosi ad un menisco, rientra in tempo per la finale contro il Brasile. Fu proprio in quella partita, terminata poi ai calci di rigore, che si consumò uno dei momenti più dolorosi della carriera di Baresi: il suo errore dal dischetto spalancò le porte al Brasile verso la conquista del trofeo, complice anche il tiro alle stelle di Roberto Baggio poco dopo. Nonostante l'errore, la sua partita fu incredibile: in coppia con Paolo Maldini non concesse nulla ai sudamericani.

Una storia, quella dell'evoluzione del libero, che sembra chiudersi simbolicamente proprio con Baresi: il centrale rossonero ha modernizzato il ruolo e ne ha completato l'evoluzione. Dopo di lui, il calcio moderno avrebbe progressivamente abbandonato questo ruolo, sostituendolo con difese a zona e schieramenti sempre più orientati al pressing alto, rendendo la sua generazione l'ultima vera erede di una tradizione tattica irripetibile.