Pianeta Milan News Milan Rassegna stampa Baresi, non solo Milan: una carriera tinta anche d'azzurro

Baresi, non solo Milan: una carriera tinta anche d'azzurro

Redazione PianetaMilan.it
Dall'esordio nel 1982 alla finale di Pasadena: dodici anni in Nazionale, vissuti da capitano e culminati nel dramma del Mondiale americano

Franco Baresi resterà per sempre immortale nel cuore di ogni rossonero. La sua carriera con il Milan parla da sé, ergendosi anno dopo anno a bandiera e simbolo eterno di milanismo. Franco però non ha vestito solo il rossonero: la sua vita si è tinta, ad un certo punto, anche di azzurro.

Il Corriere dello Sport ha ripercorso la sua carriera con l'Italia: 81 presenze in dodici anni di Nazionale, indossando la fascia da capitano per 31 volte, attraversando tre commissari tecnici diversi e mantenendo sempre lo stesso, altissimo rendimento: è questo, in numeri, il racconto della lunga militanza azzurra di Franco Baresi, cominciata a Firenze il 4 dicembre 1982. il rossonero era stato già convocato per il Mondiale di qualche mese prima (tornando a casa vittorioso), senza però fare mai il suo ingresso in campo. Ingresso invece che Bearzot gli concesse in un'Italia-Romania 0-0 valida per le qualificazioni all'Europeo del 1984. Un esordio arrivato a soli 22 anni.

La carriera in Nazionale di Baresi si intreccia inevitabilmente con quella al Milan: fu proprio con l'arrivo di Arrigo Sacchi sulla panchina azzurra, dopo l'esperienza di Bearzot e Vicini, che il difensore rossonero trovò la propria consacrazione definitiva anche in maglia azzurra, diventando il fulcro della linea a quattro trasportata quasi interamente dal Milan alla Nazionale. Bearzot non lo convocò per il mondiale del 1986, avendo trovato in Scirea il libero perfetto per il proprio gioco: propose al Capitano di giocare a centrocampo, ma Franco decise di rifiutare la proposta. Con Vicini, invece, non ci fu mai alcun malinteso: il suo unico gol in azzurro arrivò proprio sotto la sua gestione, il 17 febbraio 1988 contro l'Urss a Bari, in un'amichevole vinta 4-1. Quel giorno il vicedirettore del Corriere dello Sport, Ezio De Cesari, gli assegnò un voto di 7,5, scrivendo: "Ha ragione Liedholm: Baresi è il miglior libero del mondo".

Il Mondiale del '94

Il punto più alto della sua avventura azzurra coincise con il Mondiale di Usa '94, vissuto però con un doppio volto: da una parte l'onore di guidare la squadra come capitano, dall'altra il dramma fisico e sportivo che lo accompagnò fino all'ultimo atto del torneo. Prima della finale contro il Brasile a Pasadena, Baresi si sottopose a un recupero straordinario dopo l'operazione al menisco, tanto da riuscire a giocare una gara di altissimo livello nonostante i pochi giorni trascorsi dall'intervento.

Fu proprio in quella finale, terminata sullo 0-0 e decisa ai calci di rigore, che si consumò il momento più doloroso della carriera di Baresi: primo a calciare per l'Italia, si vide respingere il pallone dalla traversa, crollando in ginocchio con il volto tra le mani, mentre a consolarlo per primo arrivò il portiere Taffarel. Un'immagine, quella del suo pianto disperato sulla spalla del capo delegazione azzurro Raffaele Ranucci, che sarebbe rimasta impressa nella memoria collettiva del calcio italiano, complici anche gli errori successivi di Massaro e Baggio che consegnarono il trofeo al Brasile.

Segnò la fine della sua carriera in azzurro: per lui poi una passerella finale, a Maribor contro la Slovenia, in un 1-1 che concluse la sua avventura con la Nazionale.