Rivera: "Baresi, cuore e anima del Milan: disse no alla Juve". L'aneddoto sulla Golf grigia
Il passaggio di testimone più glorioso della storia del club rossonero si è trasformato, oggi, in un ricordo colmo di commozione. Gianni Rivera, leggendario capitano del Milan dal 1960 al 1979, tenne a battesimo un giovanissimo Franco Baresi quando muoveva i primi passi nella Prima Squadra del Diavolo. Il "Golden Boy", profondamente scosso dalla scomparsa dell'eterno numero 6 avvenuta all'età di 66 anni, ha concesso un'intervista esclusiva a 'La Gazzetta dello Sport' per tributare il giusto omaggio al suo storico compagno di squadra.
Nell'intervista, Rivera ha svelato un dettaglio intimo sulla genesi del celebre soprannome 'Piscinin' (piccolino): a dargli quel nomignolo fu lo storico massaggiatore del Milan dell'epoca, Paolo Mariconti, che per Franco Baresi "è stato un dolcissimo secondo padre". Il fuoriclasse alessandrino, simbolo dello Scudetto della Stella, era in campo il 23 aprile 1978, il giorno del debutto assoluto di Baresi in Serie A in un Verona-Milan terminato 1-2.
AC Milan Rivera Baresi 1° agosto 2026
Il debutto a testa alta: "Nils Liedholm lo prese da parte e ..."
Rivera ha ricordato con straordinaria lucidità i momenti che precedettero quella storica partita al Bentegodi: "Io giocavo, avevo 34 anni. Maurizio Turone era squalificato, Nils Liedholm lo prese da parte e gli disse soltanto: 'Adesso giochi tu'. E giocò benissimo, senza problemi. Sicuro, a testa alta. Sicuramente era emozionato. La prima volta è bella e incredibile, ma anche un po' difficile. Sono momenti particolari".Il ritratto che Rivera fa del giovane Baresi dipinge un uomo d'altri tempi: "Franco era un ragazzo serio ed educato. E soprattutto gentile e rispettoso". Anche il mitico "Paron" Nereo Rocco lo considerava un ragazzo genuino e buono, e Rivera conferma l'intuizione del tecnico triestino: "Non si sbagliava. Franco era un predestinato, quello che faceva in campo era semplice. Aveva il passo giusto, la corsa, la rapidità e la grinta. Ho detto subito che sarebbe diventato il libero del futuro".
I retroscena del 1979: lo stipendio, il premio Scudetto e la Golf grigia
L'ex numero 10 rossonero (autore di 654 presenze, 164 gol e 183 assist in maglia milanista) si è poi soffermato sulla stagione dello Scudetto della Stella nel 1979, vissuto da due prospettive opposte ma unite dal destino: "Una storia molto bella. Franco era al suo primo Milan da titolare. Io al mio ultimo. Uno Scudetto importante e anche difficile".A questo proposito, Rivera ha regalato un aneddoto straordinario sulla realtà del calcio di fine anni Settanta, svelando le cifre del legame tra il club e il difensore. Nel 1979 Franco Baresi guadagnava 12 milioni di lire all'anno. Grazie al suo rendimento da titolare inamovibile, Rivera si espose in prima persona per fargli riconoscere il premio Scudetto pieno da 50 milioni di lire: "Franco era un titolare, premio meritato. Con quei soldi aveva fatto la patente e si era comperato una macchina: una Golf grigia da 9 milioni di lire. Altri tempi, altre esigenze, altri giocatori".
L'erede di Beckenbauer che rifiutò la Juventus per amore del Milan
Per il Golden Boy, Baresi è stato a tutti gli effetti l'unico vero erede di Franz Beckenbauer, meritando sul campo l'appellativo di 'Kaiser Franz': "Sì, Franco è stato il più grande della sua epoca, un fuoriclasse, un leader di enorme spessore. Un vero capitano". Un leader che vent'anni dopo il trionfo di Rivera, ha alzato la Coppa dei Campioni al Camp Nou di Barcellona nel 1989: "Ero allo stadio e ho provato tanta emozione. Grande Milan. Grandissimo Baresi. Il Pallone d'Oro mancato? Un'ingiustizia. È stato il più grande difensore di sempre in Italia".© RIPRODUZIONE RISERVATA