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Di Stefano: “Milan, serve chiarezza dei ruoli all’interno della società. La cosa buona dell’Inter …”

Daniele Triolo Redattore 
Peppe Di Stefano, giornalista sportivo di 'Sky Sport' e inviato per il Milan a 'Casa Milan' e Milanello, ha parlato dei rossoneri con il collega e tifoso milanista Carlo Pellegatti. Le sue dichiarazioni offrono molti spunti di riflessione

Ieri pomeriggio, a Milano, è stato presentato '50 partite, infinite emozioni. Il Milan', il nuovo libro di Carlo Pellegatti, giornalista sportivo e noto tifoso rossonero. In una chiacchierata con lui, Peppe Di Stefano, collega e inviato di 'Sky Sport' per il Diavolo a 'Casa Milan' e Milanello, ha parlato dell'attualità in casa milanista.

Si parte da una considerazione, ovvero da un finale di stagione brutto proprio mentre l'Inter di Cristian Chivu ha accelerato, conquistando il 21esimo Scudetto della sua storia. “Io spero che da 'Casa Milan' possano trarre spunto da vittorie come quella dell’Inter per fare un nuovo percorso perché ci siamo resi conto, raccontandolo, che la strada intrapresa negli ultimi tre anni e mezzo non è quella giusta”, ha evidenziato subito Di Stefano.

Milan, Di Stefano: "Il problema campo attuale c'è, esiste, tutti hanno dei demeriti"

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Il quale, poi, ha proseguito parlando di 'micro' e 'macro' problemi in casa Milan. “Io ho le mie idee e sono abbastanza lucido da dividere le due problematiche. Io ho definito micro problema il problema campo attuale, che c’è ed esiste, tutti hanno dei demeriti: dai giocatori, passando per l’allenatore. C’è qualcosa che non va se per due terzi di stagione sei primo o secondo, e poi ti ritrovi a fare sette punti in sette partite. E questo è un problema da risolvere, il Milan deve tornare in Champions League".

"Se hai in mano il Milan hai una responsabilità nei confronti della gente"

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"Poi c’è un macro problema a mio modo di vedere - ha proseguito il giornalista di 'Sky Sport' -: il Milan deve riorganizzare meglio il Milan. Deve ritrovare DNA, deve ritrovare punti di riferimento, deve ritrovare credibilità e soprattutto mettere al centro delle proprie idee, delle proprie riunioni, della propria metodologia una cosa: la vittoria. Non l’equilibrio finanziario. Capisco, ma se hai in mano il Milan hai una responsabilità nei confronti della gente. E non parliamo di un Milan che non spende, ma di un Milan che ha speso male".


"Mai condiviso la perdita di punti di riferimento o l'accanimento contro i simboli"

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Di Stefano ha poi rincarato la dose così. "Aggiungo: al di la dei soldi spesi serve chiarezza dei ruoli all’interno della società. Non ho mai condiviso, non è la prima volta che lo dico, la perdita di punti di riferimento come Paolo Maldini e Ricky Massara. Non mi è piaciuto negli anni l’accanimento che c’è stato nei confronti di persone, personaggi e allenatori come Stefano Pioli, Sérgio Conceição, Paulo Fonseca, o di simboli come lo erano Davide Calabria o Theo Hernández. Non va trovato il capro espiatorio per spostare l’attenzione, va trovata la soluzione per riportare il Milan ad essere il Milan".

"Riavere quel DNA e quei punti di riferimento che oggi mancano. E l’Inter c’è una cosa che ha fatto di buoni in questi anni: non cede mai alla lusinga degli altri club per i propri campioni. Quello crea struttura, mentalità e fidelizzazione della gente: la gente dell’Inter oggi si fida della dirigenza dell’Inter”, ha chiosato Di Stefano sul tema.