AMARCORD – DIGAO, KAKA’ E IL GRANDE COLPO DI BOSCO LEITE
L'Italia è un paese per raccomandati. Quante volte l'abbiamo pensato dopo l'ennesimo concorso con posti già assegnati? Oppure notando tante porte con gli stessi cognomi nei dipartimenti della nostra università? Del resto a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina. Allora, vi svelo un segreto, nemmeno il calcio fa differenza. Anche nella galassia della pedata abbondano i raccomandati. Un esempio? Diego e Hugo Maradona, stesso cognome, stessi genitori, stesso dna, ma piedi diversi, per non parlare della classe. Insomma non tutte le ciambelle escono con il buco, non tutti i figli nascono campioni. Be', qualcosa di simile è accaduto con i fratelli Kaka e Digao. Il primo era quello forte, il secondo quello scarso. Eppure entrambi arrivarono a Milano, sponda rossonera. Kakà nell'estate del 2003, Digao l'anno successivo. Le cose andarono così: Galliani voleva acquistare soltanto Kakà, ma Bosco Leite, procuratore e papà di entrambi, impose l'acquisto anche di Digao e l'ad rossonero si piegò. Cioè, come acquistare una partita di seta con un panno di lana grezza infilato nel mezzo.
Ma se la seta incanta San Siro con le sue giocate, la lana grezza viene smerciata altrove. Digao finisce prestito prima nella Primavera della Sampdoria e poi al Rimini in serie C. Nella città che diede i natali a Fellini ci resta due anni, conquistando anche una promozione in B, ovviamente non da protagonista. Anche perchè dal 2005 al 2007, il fratellino di Kakà, si fa per dire, dal momento che la sua altezza raggiunge l'1,95 m, scende in campo appena 23 volte e il più delle volte da subentrato.
Nonostante le annate da spettatore, il Milan decide di reintegrarlo in rosa nel 2007. Il debutto con la maglia rossonera arriva a dicembre dello stesso anno in Coppa Italia contro il Catania. I siciliani sbancano San Siro vincendo 1-2 e Digao risulta essere il peggiore in campo con pesanti e vistose responsabilità su entrambi i gol degli ospiti. Per l'esordio in campionato invece bisogna attendere la gara contro la Lazio, disputata il 1 marzo 2008. All'inizio del primo tempo Digao rileva Jankulovsky, ma questa volta non commette grosse sbavature.
Ovviamente non basta per convincere la dirigenza rossonera. E così al termine della stagione vola in Belgio e si accasa allo Standard Liegi. Ma l'esperienza nella Jupiler League è disastrosa,complice anche la rottura del ginocchio. A fine stagione torna a Milano. Ma ad attenderlo non c'è più Kaka', trasferitosi nel frattempo a Madrid. I destini dei fratelli si separano, anche perchè la dirigenza madrilena si guarda bene dall' acquistare il cartellino di Digao che nel frattempo finisce al Lecce in Serie B. I salentini conquistano la massima serie, facendo a meno delle prestazioni di Digao, costretto ad ammirare dalla tribuna la cavalcata trionfale dei suoi compagni.
Gli ultimi anni della sua carriera sono un continuo girovagare: prima al Crotone (0 presenze) poi in Portogallo al Penafiel. Fino al 2011, quando arriva la tanto attesa rescissione consensuale con il Milan. Allora Digao sbarca a New York: sembra il titolo di un film, ma senza lieto fine. Perchè anche l'avventura nella “grande mela” è una delusione. Non gioca neanche un minuto nella MLS con la maglia dei New York Red Bulls. E così ancora una volta è costretto a rescindere il contratto. Attualmente Digao è svincolato. Proprio come Adriano. Se qualcuno volesse farci un pensierino....
Mariano Messinese
Twitter:@MarianoWeltgeis
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