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Niang sfida il Milan: “Vogliamo l’Europa. La classifica può cambiare”

Michele Neri

M'Baye Niang intervistato da "La Gazzetta dello Sport" ha parlato di Torino, di Mazzarri, di passato e dell'obiettivo Europa League, che condivide con Milan
00:51 min

M'Baye Niang è un homo novus. L'arrivo a Torino di Walter Mazzarri, suo allenatore nella parentesi al Watford, ha riportato fiducia al senegalese, che ora si sente centrale nel progetto granata. Il numero 11 è andato sotto la Mole per 14 milioni, il Milan non sapeva più che farsene della sua indolenza, i tifosi non lo sopportavano. Ora può fare uno sgarbo al Diavolo, che con il Toro (e non solo) si gioca un pass per l'Europa. M'Baye sembra crederci e a "La Gazzetta dello Sport" ha risposto così ad una domanda sul sesto posto: "Parlato tanto di Europa. Adesso è ora di concentrarci per provarci davvero. Abbiamo 18 partite e una certezza: chi è sesto oggi, domani può ritrovarsi dietro".

Nell'intervista che "La Gazzetta dello Sport" ha pubblicato sull'edizione odierna, pare proprio cambiato, ora è consapevole dei suoi limiti: "L’altro giorno mi ferma un tifoso e mi fa: “Niang, perché non corri? Devi correre per tutta la partita”. Ha ragione, hanno ragione tutti. Ma io non lo faccio apposta, non è indolenza, sono fatto così: ho dei tempi morti quasi senza accorgermene, o magari corro tanto nei momenti sbagliati. È il mio limite e il salto di qualità che posso fare. Perché sono fatto così, ma una spina se è difettosa si può cambiare".

Principalmente per il difetto della poca corsa, percepita dall'esterno come simbolo di poco interesse per la maglia e per la causa della squadra, in passato ha ricevuto bordate di fischi a San Siro. Il senegalese, come scrive la "rosea" aveva affermato che sarebbe stato il capitano del Milan un giorno, le cose non sono andate proprio così, la realtà lo ha smentito. Ecco cosa ne pensa delle contestazioni: "Se uno è in difficoltà e non molla, se viene coperto di fischi e continua a giocare, vuol dire che ha personalità. Da fuori sembra facile, ma devi avere le palle. I fischi mi hanno sempre spinto a dare di più, quando li sento mi dico: “Magari li meriti, ma l’avrai meritato anche se un giorno si alzeranno e ti applaudiranno”. Chi paga può fischiare, ma chi vede che ti sacrifichi e dai tutto difficilmente fischia per sempre".

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