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CorSera – Yonghong Li: “Risorse sane”. Ma non spiega la sua reale situazione

Daniele Triolo

Milena Gabanelli e Mario Gerevini, autori dell'inchiesta su Yonghong Li, incalzano il proprietario del Milan: “Atti firmati, numerati e protocollati”
01:09 min

Yonghong Li, proprietario e Presidente del Milan, ieri ha replicato, con ed un successivo video-messaggio, all' in merito i suoi presunti guai giudiziari in Cina.

In particolare, il 'CorSera' ha portato alla luce il dissesto finanziario della sua holding, la 'Shenzhen Jie Ande', costretta pochi giorni dal Tribunale di Futian a vendere all'asta il suo patrimonio, ovvero l'11,39% della società di packaging Zhuhai Zhongfu, quotata in Borsa, per restituire un prestito, del valore di 60 milioni di euro, alla Jiangsu Bank. Tutto questo mentre un'altra banca creditrice, quella di Canton, ha chiesto ad un altro Tribunale di dichiarare la liquidazione per bancarotta della 'cassaforte' di Yonghong Li, il quale, pertanto, sarebbe già stato insolvente prima di chiudere l’acquisto del Milan da Fininvest, nell'aprile 2017, per 740 milioni.

“”, ha scritto ieri Yonghong Li ma le argomentazioni dell'imprenditore cinese non hanno convinto Milena Gabanelli e Mario Gerevini, autori dell'inchiesta del 'CorSera', i quali, stamattina, attraverso le colonne del medesimo quotidiano, hanno incalzato: “'Non comprendiamo che finalità abbiano queste voci', afferma un po’ misteriosamente Li. Però più che voci sono fatti e atti firmati, numerati e protocollati fino a pochi giorni fa – hanno scritto i due giornalisti -. Tutti rintracciabili al tribunale del distretto di Futian nella città di Shenzhen o all’ufficio di Canton della Consob cinese che ha messo sotto indagine la holding”.

E ancora: “Tuttavia, senza entrare mai nel merito delle vicende societarie e giudiziarie, l’uomo d’affari residente a Hong Kong garantisce che «la situazione relativa a tutte le mie risorse personali è completamente sana, e sia il Club sia le mie società, stanno lavorando regolarmente». E aggiunge: «Da quando ho acquistato il Milan ho affrontato ogni tipo di difficoltà e sopportato una pressione senza precedenti». Uno stress che probabilmente si somma al pensiero del debito (scadenza ottobre 2018) da oltre 300 milioni con il fondo Elliott che gli fa pagare tassi fino all’11%, indice indiscutibile di un soggetto ad alto rischio. Anche alla F.I.G.C. hanno acceso i riflettori sul Milan”.

Infine, la Gabanelli e Gerevini hanno concluso: “Li auspica che «non venga data credibilità a notizie non vere», senza però precisare quali: gli atti del Tribunale? I documenti ufficiali di Borsa? Da segnalare che secondo fonti giornalistiche cinesi ieri la società quotata Zhuhai Zhongfu avrebbe negato che mister Li sia suo azionista (e quindi suo il pacchetto messo all’asta). Se ne dovrebbe quindi dedurre che le credenziali di Li presentate a banche e Fininvest fossero false? Improbabile. Mentre è noto che il cinese utilizza prestanome nei suoi affari”.

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