Progetti, allenatori, annunci e ripensamenti: le tristi rivoluzioni di Berlusconi
Ogni anno da tre anni a questa parte è sempre la stessa storia. E ormai le storie del Milan perdono sempre più originalità e, soprattutto, credibilità. Le parole rivoluzione, ripartire da zero e nuovo ciclo sono state le più gettonate nelle ultime tre estati in cui, nel mare rossonero, la società ha deciso di cominciare a navigare a vista.
Dal post Allegri, fresco bi-campione d’Italia con la Juventus e finalista nella Champions League dello scorso anno, Silvio Berlusconi non ci ha capito più niente e, insieme a lui, anche Adriano Galliani. Dopo il 4-3 in casa del Sassuolo dell’ormai famoso 12 gennaio 2014 che causò l’esonero immediato del “colpevole” Allegri, si è cominciato a parlare in termini nuovi in casa Milan millantando nuovi cicli da cominciare e rivoluzioni da attuare nell’immediato. Quando da sempre il Milan è sinonimo di continuità delle idee, della conservazione di quello “stile Milan” che in Europa molti hanno invidiato per anni. Ma soprattutto il Milan è sinonimo di “famiglia”. Tutti gli ex illustri rossoneri erano arrivati a Milanello perché il Milan è sempre stata una grande famiglia, una culla di successi coltivata con il lavoro che da sempre ha contraddistinto la società milanese. E questo stile ai giocatori del Milan piaceva, eppure parecchio.
AC Milan v Jucentus FC - Berlusconi Trophy
Ma da quella falsa intuizione del 12 gennaio 2014 di chiamare Seedorf in panchina, che tra l’altro era ancora un tesserato del Botafogo, per sostituire Allegri e ridare al Milan il bel gioco in cinque mesi, il Presidente Berlusconi ha cominciato pian piano l’autodistruzione della squadra. Brocchi è solo l’ultimo delle vittime sacrificali del Presidente, passando per Inzaghi e Mihajlovic (questi, però, voluti da Galliani). Tutti prestanome con a disposizione una rosa di giocatori quantomeno discutibile, messa a disposizione dall’amministratore delegato rossonero, sia nei tempi di “austerity” sia dopo aver speso, male, i novanta milioni della scorsa campagna acquisti estiva.
I tifosi si sentono sempre più presi in giro e richiedono a gran voce il ritorno di quello stile Milan che per tanti e gloriosi anni ha caratterizzato questa squadra. Per ritornare ad alti livelli serve un progetto di qualità, con dirigenti di qualità ai piani alti. E solo Berlusconi può decidere che fine far fare a questo povero Milan che, quanto prima, ha bisogno di capire bene quale sarà il suo futuro. Anche a costo di diventare “cinese”.
Ruggiero Daluiso
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