PANCHINA MILAN, evitateci un altro cambio. Il colpevole non è lui
Ci risiamo: per la terza stagione consecutiva il Milan arranca in classifica, dimostrando enormi lacune nel livello qualitativo e, soprattutto, nel gioco e subito parte il conto alla rovescia per il possibile esonero dell'allenatore rossonero.
Una vera e propria novità per il Milan, una società che nel corso dell'era Berlusconi è sempre stata rinomata per la pazienza nei confronti dei tecnici anche i quei pochi casi in cui i risultati non arrivavano. Prima di questo triennio da incubo, infatti, i tecnici esonerati e/o sostituiti per volontà del Presidente si contavano sulle dita di una mano, consci anche delle difficoltà tecniche di una squadra magari non costruita nella maniera migliore o con giocatori che non avevano confermato di meritare la fiducia per la quale erano arrivati a vestire la gloriosa maglia rossonera.
Sinisa_Mihajlovic_Getty_Images
Ora, invece, la situazione sembra essersi paradossalmente capovolta: dall'esonero di Allegri in poi, infatti, la panchina del Milan non è mai sembrata saldata o, meglio, cementata e tutti i tecnici che vi si sono seduti sembrano essere seduti su una graticola che si surriscalda a seconda degli umori del Presidente, sempre più tendente al nero e, forse, più distante dalla sua squadra.
Una squadra, è inutile nasconderlo, che è solo lontana parente di quello squadrone che incantava tutto lo Stivale, l'Europa e il Mondo: siamo di fronte ad una squadra che, al netto dei 90 milioni spesi in estate, è composta sì da buoni giocatori ma non da campioni. Se in passato anche i nuovi arrivi erano portati a rendere al 110% del proprio potenziale è perché si trovava, una volta arrivati a Milanello, a convivere e giocare con grandi Campioni che rendevano tutto più facile e ti facevano crescere lontano da pressioni e stress.
Ora, invece, i vari Bonaventura, Bertolacci, Romagnoli, Bacca e soci, una volta arrivati a Milanello si trovano di fronte ad una Storia ingombrante, fatta di Campioni e Coppe di Campioni, che però ormai ci sono solo in bacheca: la mancanza di un'ossatura solida, dei cosiddetti Senatori, fanno sì che tutti, giovani e meno giovani, siano suggestionati non solo da una maglia importante, non solo da un passato ingombrante ma anche da uno stadio abituato a ben altri scenari.
L'allenatore, quindi, può fare poco o nulla, se l'ambiente è ostile e l'atmosfera attorno al Milan, come ha ammesso Mihajlovic, è strano. Gli allenatori, vanno lasciati lavorare, senza mettere pressioni addosso o fissare obiettivi che si sa essere troppo elevati per una squadra buona ma non ottima. Non è un caso che in tre anni Seedorf prima, Inzaghi poi, Mihajlovic ora non siano riusciti a migliorare dal punto di vista mentale e del gioco una squadra che sembra aver paura del nome che porta
I tifosi rossoneri, però, sono ben consci che il problema non è nell'allenatore: la maggior parte di essi, quindi, è consapevole che cambiare l'ennesimo allenatore non cambierebbe la situazione. Se le disponibilità economiche dei rossoneri non sono più le stesse di una volta, e i nuovi scenari impongono investimenti ingenti per competere ad altissimo livello, è necessaria una presa di coscienza da parte della Società, ripartire veramente da zero ed essere chiari con i tifosi, facendo partire un vero progetto di crescita, senza proclami di grandeur e obiettivi impossibili: solo così il Milan può rinascere, con calma e pazienza.
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