Europa League: un piccolo traguardo per un piccolo Milan
Comunque vada a finire la stagione l’unica certezza è il declassamento del Milan da big a provinciale. Da ormai 4 anni, ossia da quando sono partiti Nesta, Gattuso, Seedorf e Ibrahimovic, le campagne acquisti si concentrano su giocatori a parametro zero o su nomi di prestigio (Torres) che non hanno mantenuto le aspettative, con l’eccezione del primo Balotelli (gennaio 2013) determinante per la qualificazione ai preliminari di Champions League.
Hellas Verona FC v AC Milan - Serie A
Pochi soldi e molte idee confuse: dopo la cacciata di Allegri, tre mister cambiati in poco più di due anni (di cui uno esonerato a poche giornate da fine campionato), per un atteggiamento da squadra di medio-bassa classifica. Le ultime tre partite, teoricamente, non sarebbero proibitive: il Frosinone, impegnato per non retrocedere, si trova in una situazione quasi compromessa - avendo perso domenica scorsa lo scontro diretto col Palermo - e sulla carta l’impegno di domenica è alla portata; il Bologna è praticamente salvo, mentre la gara contro la Roma, rientrata in gioco per il 2° posto, è quella che presenta maggiori difficoltà.
Tuttavia il rendimento dell’ultimo mese di campionato ha messo in discussione pure il 6° posto (visti anche i risultati del Sassuolo) e un altro sorpasso in classifica certificherebbe il caos societario che si nasconde dietro i mediocri risultati ottenuti negli ultimi anni. La qualificazione diretta all’Europa League è a rischio, e potrebbe essere centrata in caso della vittoria della Coppa Italia il prossimo 21 maggio, ma allo stesso tempo viene il magone se si pensa che fino a pochi fa (2004) il Milan vinceva a mani bassi un campionato e che in Europa arrivava quasi sempre tra le prime 8 big. Di questo passo i tifosi saranno costretti a vivere di vecchi ricordi, come il gol segnato al 90° da Jon-Dahl Tomasson contro l’Ajax nel 2003, o la doppietta di Pato nel derby vinto 3-0 nel 2011.
Stefano Sette
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