Pianeta Milan archivio2014 SEEDORF ADDIO: LA RIVINCITA DEGLI ‘EPURATI’

SEEDORF ADDIO: LA RIVINCITA DEGLI ‘EPURATI’

Redazione

Clarence Seedorf (fonte foto: corrieredellosport.it)
Ieri sera, nel corso di una cena-vertice interminabile a Villa San Martino, ad Arcore, Pippo Inzaghi ha ricevuto da Silvio Berlusconi ed Adriano Galliani l'investitura ufficiale: sarà lui l'allenatore del Milan 2014-2015. Con tanti saluti a Clarence Seedorf, che verrà sollevato dall'incarico dietro pagamento, molto oneroso, di 10 milioni in due anni: l'importo che, non più tardi di sei mesi fa, era stato garantito all'olandese in un contratto con scadenza 30 giugno 2016.Ma quali sono state le reali 'colpe' di Seedorf, quelle che lo hanno portato all'esonero? Clarence si è visto cancellare in un amen dieci anni di gloriosa storia con la maglia rossonera da giocatore, e cinque mesi tutto sommato discreti come allenatore per via di molteplici situazioni. (Ri)chiamato dal Brasile in fretta e furia, con la missione di portare in salvo la nave alla deriva, Seedorf, con zero esperienza sulle spalle, si è prodigato, portando un'idea di calcio iper-offensiva, convinto, forse, che sarebbe piaciuta al Presidente.Ma già a Napoli sono arrivate le prime 'frizioni' con la società, per alcune scelte tattiche, poi al termine della partita contro il Parma la goccia che ha fatto traboccare il vaso: gara persa 4-2 a San Siro e il conseguente, concitato confronto con i tifosi, in cui Seedorf rivelò la sua volontà di cambiare tre quarti della rosa a fine stagione. Cosa che piacque poco a spogliatoio e dirigenza.L’idea di una rivoluzione è andata subito in contrasto con quella di spending review avallata sia da Galliani che da Barbara Berlusconi. Quindi, l'olandese è stato progressivamente abbandonato, messo ai margini, lasciato solo al suo destino. Con o senza Europa League sarebbe stato lo stesso: il destino di Seedorf sembrava segnato.A Milanello, negli ultimi tempi, si erano creati due clan, uno pro ed uno contro Seedorf, con quest'ultimo decisamente più nutrito. Tra gli scontenti: Bonera, Poli e capitan Montolivo (andati al Vismara a tifare per Pippo Inzaghi nelle fasi finali del Campionato Primavera), ma anche Abate, che da gennaio a maggio ha visto pochissimo il campo e Pazzini, praticamente mai impiegato titolare anche una volta pienamente recuperato dal lungo infortunio, per finire addirittura con Balotelli, il quale, all'inizio, sembrava avesse instaurato un gran feeling con l'allenatore olandese. Un'intesa andata via via sgretolandosi partita dopo partita, come dimostra la panchina nell’ultima giornata di campionato.Insomma, ha vinto il clan degli italiani. E, in onore dello slogan “il Milan ai milanisti”, ecco la virata su Inzaghi. Al quale aspetta adesso un grande, duplice, lavoro: ricompattare lo spogliatoio e poi operare sul mercato per costruire una squadra almeno abbastanza competitiva.Daniele Triolo